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venerdì 18 gennaio 2019

Consigliare i dubbiosi.

UNA GRANDE MISSIONE...

     La pace e la gioia sia con tutti voi nel nome del Signore, ricco di bontà e di misericordia.
   Continuiamo il nostro cammino sulle opere di misericordia spirituale, dopo aver visto quelle corporali.
  "Consigliare i dubbiosi", questa opera di misericordia sembra se letta così può sembrare, semplice e pratica, dar qualche buon consiglio è tutto sembra risolto, ma non dobbiamo cadere nella vanagloria, non ci dobbiamo metterci al di sopra, la tentazione di essere saggi, di voler elogiare la nostra cultura, tutto bisogna fare con tanta discrezione e umiltà di cuore, specialmente nella gratuità cosi come ci insegna il Vangelo, gratuitamente avete ricevuto è gratuitamente date.
   Ma questa opera, semplice ma molto responsabile, "il mio consiglio potrebbe cambiar la vita al fratello o rovinarla se uso la mia logica, il mio modo di vedere, secondo la mia intelligenza", se nelle mie parole se non sono accompagnate da spirito di preghiera, sull'esempio del Vangelo, testimoniato dai santi e probabile che sia il mio essere sapiente.
     Se analizziamo alla fonte il dubbio vediamo che il dubbio fa parte della vita, c'è il dubbio filosofico che mi invita ad allenare la mia facoltà conoscitiva ed a continuarmi a interrogarmi. Il dubbio rende l'umano vero. Il dubbio serve alla ricerca della verità.
   Quando ci viene chiesto un dubbio, non bisogna subito dar risposte affettate o immediate, ma saper ascoltare come nasce quel dubbio, il dubbio dell'altro può servire anche a me per sviluppare più attenzione su cosa mi sostiene è quale sarebbe la più giusta per me.
  Dar consiglio, ma lasciare nella libertà, di come io mi comporterei in quel caso ma stando nei suoi panni.
  Il dubbio fa parte anche nell'ambito della fede, quante volte dubbitiamo della potenza del Signore e della sua grazia, non abbiamo abbastanza fede nel credere che lui può guarirci, ci da speranza, salvezza e coraggio nelle sofferenze.
  Consigliare quindi vuole significare, provvedere a qualcuno, prendere dei provvedimenti, preparare qualcosa nella propria mente e riflettere, anche se etimologicamente significa altro cioè preoccuparsi dell'altro, riflettere su cosa può aiutare per la vita dell'altro in quel suo bisogno di dubbio, che possa aiutarlo a superare quella situazione in cui e finito.
    Ma il dubbio può sfociare anche nella disperazione quando si vedere perso con nessun aiuto, la disperazione come sappiamo è mancanza di fiducia prima in se stesso e poi in un aiuto, ecco perchè la responsabilità di complica, la calma, la sicurezza, la fiducia per far riprendere la propria autostima di se, come la fiducia per ricominciare.
      In conclusione, consigliare, per ricominciare ad avere fiducia in se stesso e a non disperarsi, ma fidarsi in Dio, credere nelle proprie capacità per un futuro migliore, veramente è una di carità e di misericordia salvare dalla disperazione e dal buoi per far rivedere la luce in se stessi. 

  
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 9 gennaio 2019

DESIDERIO DI LUCE ...


  UNA NUOVA LUCE IRRADIERA' IL MONDO.
    Buon inizio di anno nella pace e nella gioia del Signore nato per noi, abbiamo chiuso un anno, con le sue sofferenze, quante tragedie, specialmente poco prima di natale, che orrore e rancore, specialmente nelle famiglie quanti dispiaceri, tribolazioni, lotte e sofferenze, ma anche per le tante gioie, per le nuove famiglie, per le nascite, per tante grazie e doni ricevuti sempre in maniera gratuità e ricche di amore del Padre, anche se a volte questo bene lo viviamo come non bene, perchè troppo legati al nostro egoismo o interessi personali, questa luce si ombrava, con la solenne celebrazione Eucaristica conclusa con il "Te Deum" con l'Esposizione Eucaristica, abbiamo ringraziato il Signore per le sofferenze le gioie e i tanti doni ricevuti in questo anno, abbiamo pregato è ci auguriamo tanta sincerità trasparenza nel fare il bene fatto bene è vissuto bene nel bene, con carità amorevole e paziente, san Francesco ci teneva a dire la carità sia accompagnata con sorella umiltà e in letizia ma nel silenzio e nella ordinarietà di ogni giorno, non si tratta di fare gli "eroi" ne di fare i "misteriosi" ma vivere l'amore caritatevole che ci insegna il Vangelo "Amatevi gli uni gli altri come il Padre ama voi nel Figlio  Gesù", siate "luce dei popoli", "Operatori di pace", accettando le sfide della vita confidando nel Signore, siate veri uomini e donne che amano Dio e desiderano essere veri testimoni della sua Parola, beati chi dimora è confida nelle sue sante Parole e beati i timorati di Dio di essi è il regno dei cieli,  senza queste non c'è Dio, non ci può essere comunione, non c'è pace, non crediamo più nella speranza di un mondo nuovo, non c'è vera armonia e serenità, ma ci sono "io" con "il mio egoismo superbo", il male mi acceca sempre di più facendomi credere che sia luce, la furbizia che fa sentire migliori, soddisfatti, eroi, ma non è altro che esaltare il proprio "ego" non è amore verso l'altro ma che ritorna a se stesso, la falsità che mi permette di fare ciò che voglio per sentirmi apposto, migliore e padrone di tutto e di tutti, non c'è cosa più brutta della strumentalizzazione, io che devo controllare l'altro che sia come voglio per fare i miei comodi, quante astuzie che ci sono in questo campo, siamo pronti a tutto, ma proprio tutto, è questo va molto più sotto della mediocrità, ci svaluta e ci rende spietati anche se all'apparenza sembriamo dolci teneri e mistici, ma in noi si nasconde le tenebre, siamo troppo deboli e ricchi di interessi  e cadiamo nell'ipocrisia,“L’ipocrisia uccide le persone”, arriva persino a strappare l’anima di un individuo", uccide una comunità, parla dolcemente ma sta giudicando cioè sta uccidendo, è il linguaggio del diavolo che seduce ma inganna,(da una omelia di papa Francesco a santa Marta), Gesù denuncia terribilmente l'ipocrita, non è il linguaggio dell'amore umile del servizio, della gratuità. L'ha, le apparenze non portano frutti, si gira intorno a se stessi  ha solo scopi personali, interessi egoistici, di potere, di prestigio, non di testimoni, non di amore, non di servizio, la Parola di Dio ci insegna ad amare veramente evangelicamente, senza di essi siamo "sepolcri imbiancati", siamo belli e simpatici all'esterno ma siamo ossa putrefatte internamente,morti senza anima, lo denuncia Gesù contro gli scribi e i farisei.
      Quanti dolci parole e i buoni propositi che abbiamo scatenato  in quella notte saranno solamente formali o sono quelli che ci portiamo dentro che vorremo che si realizzassero, un desiderio profondo che ci portiamo dentro che a volte dispiacere e incomprensione si distolgono da quei propositi che nascono dal di dentro, spero che non siano solo per apparenza o come formalità per fare bella figura, se la rabbia, la gelosia, l'egocentrismo, che vive dentro di noi non viene convertito secondo il voler di Dio, non  portano frutti. Impegnamoci ad amare, il Signore ha promesso grandi cose per quelli che veramente lo amano, non ci scoraggiamo, confidiamo in Lui, anche se le tentazioni sono forti rialziamoci e sorridiamo, mettiamoci dinanzi a Lui e chiediamogli intercessioni e grazie, non si ritirerà indietro, anzi aprirà la porta perchè lo desideriamo veramente.  




Il Signore ti dia pace e gioia!

venerdì 14 dicembre 2018

La povertà ricchezza dell'anima..


La povertà fonte di libertà per amare.

Si avvicina il Natale, tra qualche giorno celebriamo la domenica Gaudete, l'attesa si fa vicina, la gioia del Natale si intravede, la luce della incarnazione si rivela, il Verbo diventa creatura, per san Francesco il Natale era la festa delle feste, vedere quel bambino nascere in una cosi povertà di una stalla, con lo stretto necessario, ma di una ricchezza indefinibile, ed è proprio la povertà che lo arricchisce, il non possedere niente di suo, anche san Francesco lo scrive nei suoi scritti e nella Regola, il non possedere niente di proprio per amare nella totale libertà nel seguire il Cristo che nasce povere è muore povero per scelta e non per obbligo, ed è questa povertà che ci deve far riflettere, non tanto il fatto di avere o non avere che potrebbe passare anche in secondo piano, ma essere povero senza essere legato a nulla, tante volte siamo schiavi di noi stessi è non tanto di ciò che possediamo o non possediamo, ma delle sicurezze che ci danno quelle cose, e non confidiamo in quelle necessarie in colui che veramente ci dona la sua vita, nasce per incorporare le nostre povertà, per essere sempre più simili a noi, nasce per darci consolazioni, speranza, fiducia, a nessuno di noi piace essere povero perchè abbiamo paura di non essere considerati, di essere messi in disparte, quante volte desideriamo una qualche gratificazione, anche a noi stessi c'è lo chiediamo, come siamo bravi, invece la povertà che ci viene chiesto, la minorità che ci insegna Francesco è proprio questa il mettersi in secondo piano e stare gioiosi, anche il peccato ci rende schiavi, la gelosia ci fa  chiudere nel nostro egoismo di essere sempre migliori, l primi posti che desideriamo ci offuscano l'orizzonte, la mancanza di umiltà non ci fa conoscere la nostra umanità, la tenerezza che potremo avere viene ingannata da un amore di interessi, la gioia dell'incontro vero non avviene per causa dei pregiudizi, dell'etichette, io non sento il fratello come fratello perchè non è perfetto come me, invece se avessimo il dono della povertà tutte queste cose le potremo gustare in una dolcezza incredibile è il Natale sarebbe un qualcosa di gioia esuberante cosi come lo viveva san Francesco che al nominare isolo nome di Gesù bambino si toccava le labbra bellissimo, quante volte per un rancore siamo freddi, distaccati, quanti sorrisi che facciamo che non sono sorrisi, ma sono un apparente star bene, invece se siamo liberi dentro perchè amiamo realmente e sappiamo perdonare quel sorriso è un vero sorriso che contamina e fa bene anche al cuore, desiderare il natale in questo modo è come desiderare di avere una ricchezza inestimabile, è un desiderare un Natale vero, bello, libero e pieno di emozioni, nonostante le tragiche tragedie di questi tempi, un pò troppo e spesso stanno succedendo in questo periodo, non bisogna scoraggiarsi  anche se ci chiede di fare un pò di pulizia, riordinare, per prepararci ad una festa, che non deve essere solamente quella tradizionale, lo stare in famiglia, il divertirsi, il vedersi dopo tanto tempo sono cose meravigliose e fanno dimenticare un pò di tristezza e qualche sofferenza, a volte e anche un riconciliarsi, ma è molto più importante cercare di fare qualche in avanti per gustare tutta la dolcezza del Natale, anche se ci sono sofferenze, tragedie che ci hanno stravolto, litigi, ma pensiamo per un attimo che colui che nascerà ci donerà sollievo, conforto, forza e coraggio per superare questi tristi momenti che ci hanno segnato la vita, il natale serve proprio per questo a riacquistare quella serenità, quella fiducia, quella certezza e consolazione che ci da il Signore, che non ci lascerà nonostante ci possono essere sofferenze, eppure abbiamo visto quante tragedie in questo anno, l'ultima qualche giorno fa, ma non perdiamo speranza, non perdiamo fiducia, Lui viene per noi, non restiamo freddi, arrabbiati, delusi, ma ringraziamolo nonostante tutto. SIA QUESTO IL MIO AUGURIO IN PREPARAZIONE DEL NATALE, OGNI BENEDIZIONE POSSA SCENDERE SULLE VOSTRE FAMIGLIE. PACE E BENE.  



Il Signore ti dia pace e gioia!

martedì 27 novembre 2018

L'ARTE DI SAPER CORREGGERE PER AMORE DELLA CROCE

AMMONIRE CHI CADE IN ERRORE PER AMORE DELLA CROCE.
Abbiamo concluso da poco le opere di misericordia corporali ed ora volgiamo lo sguardo alle opere di misericordia spirituali, anzi dire volgiamo il desiderio di una vita nuova ricca di umanità e di Spirito divino, cerchiamo di contemplare tutto ciò che andremmo a vivere come un vivere per una nuova e rinnovata umanità, quante volte il Signore a ammonito gli apostoli,i discepoli, si deve capire che ammonire significa avere un amore particolare per il fratello, sarebbe meglio dire ammonire chi cade in errore, ma qui si innesta un doppio significato  anche se sembra contrastanti, perchè c'è il rischio di farsi maestri gli uni degli altri, invece potrebbe essere un modo di crescita umana e spirituale di grazia e di elevatezza.Questa potrebbe essere una grande scuola di umiltà reciproca di servizio e di carità fraterna, non si tratta di essere o nono essere migliore dell'altro, qui si potrebbe cadere nel farsi maestri e scendere nell'orgoglio della superbia,ma dimostrare di aver avuto misericordia perchè anche in me il Signore a usato misericordia nei miei fallimenti o nei miei peccati, è un saper trasmettere un bene che ho ricevuto e che dono per non far sbagliare , un ascolto reciproco che rende armoniosa e vitale la vita di ognuno, quante volte cadiamo nel farci giustizia perchè condannati ingiustamente. Ammonire colui che si trova nel buio dell’errore è uno dei doveri fondamentali del cristiano: un comandamento del Signore da conoscere e tramandare a memoria. Non dobbiamo mai dimenticarci che nessuno è solo e che c’è un vincolo spirituale che ci rende responsabili dell’altro. Proprio per questo la Chiesa considera questo precetto un’opera di misericordia spirituale che potremmo tranquillamente abbinare a quella corporale di vestire gli ignudi.  Abbi nel cuore la radice dell’amore, e da questa radice non potrà procedere se non il bene». La radice salutare dell’amore, coltivata nel fertile terreno dell’umiltà, ci libera dai nostri peccati e ci predispone a correggere i fratelli con la pazienza e la benevolenza che viene da Dio. Anche san Francesco in una della sue ammonizioni ha scritto un testo sulla correzione fraterna fatta con carità è umiltà, l'umile sa cogliere il bene dell'ammonizione, il superba conserva in se sempre un pò di rancore o di rabbia perchè vuole essere sempre dalla parte della giustizia e della ragione umana. Invochiamo lo Spirito Santo che in questo prossimo Avvento in preparazione del Santo Natale possiamo accogliere con docilità e umiltà l'ammonizione sull'esempio del Vangelo, ama, perdona, e sii misericordioso. 


Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 14 novembre 2018

LA SETTIMA OPERA DI MISERICORDIA CORPORALE.

L'IMPORTANZA E' IL RISPETTO DA DARE AI MORTI
  Siamo arrivati all'ultima opera di misericordia corporale, per poi continuare a parlare delle sette opere di misericordia spirituale.
Quest'ultima opera "seppellire i morti", anche se e triste dirlo cosi potrebbe essere la più significativa, e anche più importante della nostra vita verso coloro che ci hanno amato e che ci hanno dato la vita e la storia da continuare.
  Dare dignità al defunto è una grande opera di carità cristiana, specialmente se la si vive nella fede della risurrezione in Cristo, anche se si tratta di un momento triste, di sofferenza, di dolore non è facile viverla nella fede.
   Sarebbe ottima cosa se il defunto lo si preparerebbe senza l'aiuto degli addetti delle onoranze funebri, ma che lo facesse la propria famiglia senza delegare altri, come ad esempio vivere quel momento nella preghiera, ricordando la sua storia e di quando bene abbia potuto fare, , addirittura contemplare la morte per chi fa un cammino forte di fede e vedere che quel passaggio terreno va verso la vita eterna, la vera vita, da compimento a tutto il senso della sua esistenza terrena e si completa nella sua vita eterna, pregare per un defunto, tener presente la sua vita, la sua testimonianza perchè non si dimentichi è un gesto veramente dignitoso.
    Quanti santi contemplavano la morte non come tristezza, ma come liberazione è vera vita nel loro Creatore, infatti San Francesco la chiama "sorella morte", come la morte fosse di famiglia, e non una cosa estranea o sconosciuta, in alcuni luoghi per chi sa che sta per chiudersi gli occhi per poi aprirli dinanzi a Dio c'è tutta una preparazione, o che chiede lui o che gli altri fanno per lui, San Francesco chiese di cantare e poi di leggere la Passione, 
 Nella Bibbia, come nelle varie religioni e culture, la sepoltura è presentata come un “atto rilevante” accanto ai trattamenti da compiere sul cadavere.
     L’episodio più commovente è presente nel Libro di Tobia quando Tobi, il padre di Tobia e lo stesso Tobia, per seppellire i molti ebrei della Tribù di Neftali deportati in esilio, rischiavano la vita poiché il re di Ninive aveva proibito questa pratica. 
     l Nuovo Testamento ci addita la sepoltura di Giovanni Battista (Cfr. Mt. 14,12; Mc. 6, 29) e di Stefano (Cfr. Atti 8,2). Ma, la sepoltura più commovente, è quella del Signore Gesù, dopo che Giuseppe d’Arimatea, “uomo buono e giusto” (Lc. 23,50), “lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto” .
     Afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: ”I corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un’opera di misericordia corporale; rende onore ai figli di Dio, templi dello Spirito Santo” (n. 2300).
         Voglio concludere con degli esempi di esperienza personale, visto che opero in una parrocchia abbastanza grande è attiva, e di funerali ne si vedono tanti, una volta vidi entrare una salma di una donna centenaria accompagnata dagli addetti e messa sul tappeto rimase li per diversi minuti da sola, senza nessuno, quella immagine mi e rimasta molto impresa, la solitudine, vedere la nostra realtà, a confronto di altre cerimonie piene di gente, ciò che capitò lo stesso giorno mi sembra prima che di gente ne stava anche troppa, rimasi molto turbato, non saprei esprimere altro.
    Avere davanti la lapide di un defunto, ci permette di ricordare la saggezza, l’amore e la dedizione che abbiamo ricevuto e che non sempre abbiamo compreso ed apprezzato.


Il Signore ti dia pace e gioia!

giovedì 8 novembre 2018

ABBI CURA DI TE ... VISITARE GLI INFERMI!

VISITARE GLI INFERMI.

La sesta opera di misericordia corporale ci porta anche ad un opera di carità bellissima, umile a volte, silenziosa, di donazione e amore incondizionato, visitare gli infermi, non si tratta della solita visita di "cortesia" o di "carità cristiana", ma proprio di una missione di un atto di amore verso il fratello che soffre, quante sofferenze vediamo negli ospedali, almeno per chi ha fatto esperienza ospedaliera, quanti anziani anche soli con la loro sofferenza, questa opera di trascorrere un del nostro tempo con loro è un qualcosa di meravigliosa, andare li per chiedere cosa pensa, cosa desidererebbe, entrare proprio in contatto con la sua persona, non solamente come tante volte andare a fare una semplice visita di qualche minuto un sorrisetto e via, ma vivere per qualche minuto la sua sofferenza e comprenderla.
Ma non solo verso gli altri ma anche verso noi stessi, curare noi stessi, prendersi cura della nostra vita, e della nostra anima e corpo, che spesso scappiamo da essa che ha tanto bisogno del nostro calore affettuoso, a volte ci riempiamo di cose da fare senza pensare che il nostro interiore sta soffrendo la solitudine, poter aver cura delle nostre sofferenze interiori, curare le nostre piaghe, specialmente riconciliare con se stessi, perdonare gli sbagli, capire i rancori, e risanare le rabbie.
      Nelle sante Scritture già nell’Antico Testamento chiedono di unire l’osservanza della volontà di Dio alla cura del malato e di chi è nel bisogno, in particolare gli orfani e le vedove. Nel salmo 41 (40) si proclama “beato l’uomo che ha cura del debole” (v. 2) e “discerne il povero”, perché sarà ripagato dal Signore quando giungerà il suo giorno cattivo: il Signore lo sosterrà nella sua malattia e addirittura “gli rifarà il letto in cui egli languisce” (v. 4: sic!). Il malato invoca il Signore nella sua malattia, chiede la guarigione, assume la responsabilità dei suoi peccati, ma attende anche dagli umani dei segni di attenzione, di amore, di cura:  Ecco perché il libro del Siracide attesta la necessità della visita al malato: “Non esitare a visitare gli ammalati, perché proprio per questa azione sarai amato” (Sir 7,35). 
       Nei vangeli, “Conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li curava” (Mt 4,24). Gesù appare come “il guaritore ferito” perché, dedito alla cura, soffre con i malati che incontra, combatte contro il male, invita il malato ad avere fede-fiducia e a mettersi sulla strada della guarigione. Gesù si accostava al malato come luogo in cui Dio era presente, secondo il pensiero dei rabbini suoi contemporanei che affermavano: “Dove c’è un malato, il suo letto diventa il luogo della Shekinà, della Presenza di Dio”. Ma Gesù si identificava pure con il malato: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36). 
   Nella sofferenza non ci dimentichiamo la presenza del Signore se la sappiamo vivere come un offerta di espiazione, o come dono per la conversione dei peccatori, quanti santi ci hanno dato l'esempio che attraverso la loro sofferenza operavano miracoli.
 Non stanchiamo quindi di avere questo cuore solidale per chi soffre specialmente nei bambini che già vivono questa esperienza di sofferenza sia per loro che per i genitori che possano trovare sempre la forza è il coraggio, la fiducia e la speranza attraverso la preghiera, il sostegno solidale di tutti, spesso vengono qui in parrocchia visto che di fronte c'è proprio un ospedale per i bambini e a volte sento anche pianti, Signore dagli coraggio e fiducia in Te. Amen.


Il Signore ti dia pace e gioia!

giovedì 1 novembre 2018

L'ESEMPIO DEI SANTI CI STIMOLA AD IMITARLI!

CONOSCERE I SANTI!
       In questi giorni festeggiamo tutti i Santi in maniera solenne, in un unico giorno, per lodare la gloria di Dio attraverso le sue creature che hanno aderito alla sua chiamata, alla sua volontà, testimoniando il suo amore è la concretezza della sua parola che edifica e salva per la vita eterna, Ed il Vangelo di oggi parla proprio di questa santità del quotidiano, come vivere le beatitudine, ma di questo ne parleremo più avanti quando faremo le beatitudini. 
       Ma chi sono i santi, forse dei super eroi, dei grandi studiosi con di come si ci fa santi, persone speciali? 
     Invece sono delle persone comuni, persone che hanno avuto la loro storia di vita, bella o brutta che sia, hanno avuto i loro problemi, le loro tribolazioni, le loro tentazioni, le passioni umane, è poi come sono diventati santi ed alcuni grandi santi, dirlo cosi sembrerebbe facile cioè sono morti a se stessi per poter vivere con Cristo, in Cristo, per Cristo, hanno rinnegato se stessi, hanno rinunciato a se stessi, all'orgoglio, alla prepotenza, all'egoismo, alla superbia, alla vanagloria, alle passioni, ed hanno preferito abbracciare la croce santa, le beatitudini, le opere di misericordia, la povertà di spirito, la carità umile e casta, il rispetto dei comandamenti, hanno sposato la vita cristiana da veri cristiani, da consumarsi fino in fondo per gli altri, si sono spesi fino all'ultimo respiro, hanno testimoniato e prima di testimoniarlo lo concretizzavano e lo vivevano, il loro stile di vita era la preghiera, la carità vera, la trasparenza, la lealtà, la sincerità, amavano il disprezzo del mondo, hanno rinunziato al potere, hanno vissuto il loro quotidiano, con la sofferenza, i problemi della vita, hanno pianto, hanno riso, hanno amato, ma tutto con la parola di Dio facendosi evangelizzare per poi evangelizzare anche solo con l'esempio o gli atteggiamenti, tutti noi lo possiamo fare se abbiamo questo grande desiderio di trasformarci in piccoli chicchi di frumento che messi insieme diventiamo un nutrimento per molti, ciò che caratterizzano i santi che hanno rinunziato totalmente alle loro passioni e logiche umane, hanno chiesto la conversione giorno dopo giorno, fidandosi ciecamente e decisamente della parola di Dio che meditavano e incarnavano, sono riusciti a rinunciare a loro stessi, a volte con sacrifici, con coraggio, decisione, ciò che manca a noi forse e la capacità della rinuncia, vogliamo sempre delle sicurezze e poca fiducia nella parola di Dio, la fiducia la si acquista pian piano con la preghiera, la vera preghiera, con il fidarsi di Dio, e riconoscendosi piccoli e figli bisognosi di Dio come Padre e Creatore delle sue creature amate e onorate da Lui per lo splendido capolavoro che ha fatto in essi. 
  




Il Signore ti dia pace e gioia!

giovedì 25 ottobre 2018

Visitare il carcere che vive in me!

Visitare i carcerato che è in me.
     Con questa quinta opera di misericordia corporale, potremmo entrare nel profondo  di noi stessi, noi tutti portiamo all'interno un di carcere per la nostra anima, ma partiamo brevemente dall'inizio.
Questa opera intesa anche come liberare i prigionieri, nel medioevo a fare questa opera, c'erano i Mercedari che liberavano i prigionieri o schiava anche a costo della loro vita, chiedevano anche soldi e curavano questa pastorale, oggi questi si occupano del sociale cambiando il loro stile.
    Visitare i carcerati non è una cosa abituale, a volte si ha anche un pò di pregiudizio nel visitarli proprie per le loro storie, sarebbe bello che qualcuno andrebbe e gli porterebbe anche un semplice pensiero, anche se oggi bisogna avere permessi particolari per entrare, chiedere ad uno di questi come ti senti in questa situazione o cosa provi in te stesso, non tanto la visita ma il suo stato d'animo sarebbe un gran cosa, è ci farebbe capire quanti pregiudizi ci portiamo verso di loro. 
     Cosa dice Gesù che pure liberava prigionieri e ammalati, un pò tutti siamo prigionieri di noi stessi, quali sono i nostri carceri?
   Nel Vangelo vediamo che ci sono anche degli apostoli rinchiusi in carcere, Dio manda degli angeli a liberarli, a dare sollievo ai prigionieri con la buona notizia, così anche noi dovremmo chiedere di mandarci degli angeli a liberarci dalla nostra prigionia le paure, i giudizi, le avversità, i preconcetti, le etichette, la depressione e tante altri carceri che ci chiudono e ci bloccano, oltre ad invocare lo Spirito Santo e gli angeli del Signore per uscire fuori da questi incubi, ci sono mediazioni di persone, che ascoltano, ti amano, hanno cura di te. Queste sono le opere di misericordia, avere a cuore gli altri nella propria semplicità e nel farsi prossimi agli altri, senza avere poteri particolari, a volte basta anche una semplice parola e l'ascolto che li fa sentire accolti e amati nella loro diversità, disaggio, e scelte che per noi possono essere non condivise, accettare le loro nevrosi e condividerle insieme a loro, quanti risultati potremmo avere e anche benefici in noi e in loro che si sentiranno liberi dai loro carceri, a volte e più facile una semplice visita che entrare nella loro dimensione e stato d'animo, dovremmo avere più a cuore questo che una semplice visita. C'è lo conceda il Signore per intercessione dei santi francescani e dell'Immacolata che ci possiamo far carichi e compagni di questi carceri che ci bloccano il saper gustare la vita che il Signore ci dona conle sue meraviglie e doni. Amen.



Il Signore ti dia pace e gioia!

lunedì 22 ottobre 2018

VESTIRE GLI IGNUDI - DARGLI DIGNITA'


     VESTIRE GLI IGNUDI DARE RISPETTO.
   Quale grande verità è questa opera di misericordia, non tanto per il vestire materialmente ma dare dignità e rispetto agli altri.
    Vestire gli ignudi, ci troviamo nella terza opera di misericordia corporale, è già dal tema ci fa capire cosa significa ma scendiamo più in profondità senza fermarsi solamente alle parole, sicuramente ci diamo fare per questa opera, tutti abbiamo un buon cuore quando cerchiamo di soccorrere l'altro anche se per cose molto superficiali se posso dire in questo modo, quante beneficenze, c'è chi addirittura dona anche vestiti nuovi, o comprarli per gli altri, anche alcuni negozi danno abiti nuovi, magari fuori stagione, questa è una grande opera di carità anche nella nostra parrocchia si fa questa raccolta, ma ovviamente non significa solo questo, vestirli materialmente, ma anche dare dignità alle persone, rispettarle, non umiliarle, farle sentire amate nonostante la loro condizione sociale anche se la nostra e migliore, ma senza farli sentire perciò inferiori, a farle sentirle amate per quello che sono, nei giorni d'oggi c'è poca autostima specialmente nei giovani, si può notare da come a volte si espongono, ovviamente non tutti sono cosi, cercano di ricoprirsi con le ultimissime novità, capi firmati e costosi, ma in realtà possono essere nudi, a volte sono molto indecisi, questo perchè a volte non hanno sostegno dai genitori o formatori, ma anche perchè vogliono essere subito autonomi e grandi, ma anche a chi non ha niente che si sente un pò escluso forse perchè non possono permettersi certe cose, la bravura e proprio questa sentirsi fratello di tutti, sull'esempio di san Francesco, ne umiliava nessuno e ne faceva umiliare nessuno magari per il suo stile di vita, chi di noi non vorrebbe essere criticato davanti a tutti, ridicolizzato, imbarazzato dagli altri, solitamente come autodifesa tendiamo di stare sempre al di sopra degli altri quando ci sentiamo colpire, proprio perchè ci sentiamo nudi dinanzi a queste situazioni di qualcuno che si fa imbarazzare, ecco perchè la povertà va accompagnata con l'umiltà insieme alla carità, perchè l'una completa l'altra, mai devono camminare da sole ma sempre l'una nell'altra, questo è il vero cammino da fare. Buon cammino di santità con la benedizione del Signore.

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 10 ottobre 2018

DARE DA BERE AGLI ASSETATI D'AMORE!

Dare da bere agli assetati di giustizia, di consolazione, d'amore.
           Il problema dell'acqua è un problema da anni specialmente nelle popolazioni lontane e in via di sviluppo, nelle zone povere l'acqua è veramente un dramma, a volte bisogna farsi kilomentri a piedi, ed umanamente il problema dell'acqua e un vero problema nella società che cerca sempre i suoi interessi e tante popolazioni rimangono privi di acqua potabile se non a pagamento. Invece dell'interesse pubblico spesso si arriva ad un interesse economico ed egoistico. questa piccola parentesi ci apre ad un mondo particolare, non sempre si e corrisposto a fare entrare nella propria casa gli assetati, probabile per le varie paure di malintenzionati che purtroppo aumentano sempre e si ha ragione, questo è un gesto di carità concreta dare da bene o portare una bevanda calda, come alcuni volontari già lo fanno, magari non a casa ma in strada, è un gesto che fa sentire accolto e amato, un gesto di attenzione verso un fratello che noi cerchiamo di intravedere il Cristo povero e assettato, come un altro aspetto potrebbe essere in casa di ospiti ci si offre l'acqua o il caffè, come segno di affetto e di accoglienza, di cortesia.
    Ma passiamo ad un altro aspetto che riguarda la sete che cerca Gesù nella Samaritana, Gesù oltrepassa le barriere e non guarda il gruppo di appartenenza, ma vuole instaurare un dialogo e poi vuole far capire chi è lui e di quanto ne abbiamo bisogno della sua acqua anche se al momento non sappiamo di cosa stia parlando, quando prendiamo coscienza di chi è e cosa vuole apriamo gli occhi, ma spesso e troppo tardi. 
     Ma dare da bere agli assetati non solo il semplice abbeverarsi ma si può andare al dì la e vedere che si ha bisogno di una sete di amore, di giustizia, di perseveranza, di carità, è Gesù vuole placcare questa sete, l'acqua che Gesù ci da è il suo spirito, quante volte Gesù ci invita ad andare da lui, a nutrirci di lui, a sentire il bisogno di lui, quante volte abbiamo desiderio di incontrarlo attraverso il povero, il semplice, l'anziano, il medicante, ma non lo riconosciamo, forse perchè siamo ancora pieni di noi stessi perchè quel gesto che facciamo ci deve portare gratificazioni, l'amore e gratuito, Gesù ci da l'acqua dal suo costato gratuitamente, ci dona il suo Spirito d'amore per un amore incondizionato, è di quest'acqua che noi ci dobbiamo saziare, del suo corpo e del suo sangue che ci condurrà alla vita eterna pregustandola già da adesso. 
   Per concludere, l'opera di misericordia non è prima di tutto una prestazione umana, ma piuttosto è una espressione di fede, non è una azione ma una reazione dal fatto che in noi sgorga la sorgente di amore che appaga la nostra stessa sete.   

 

Il Signore ti dia pace e gioia!

lunedì 1 ottobre 2018

OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI 1


   Sfamare gli assetati di giustizia, i lontani, gli esclusi.
Prima opera di misericordia.
   Pace e gioia a tutti voi carissimi, dopo l'introduzione sulla opere della misericordia vogliamo intraprendere la prima che sarebbe "dare da mangiare agli affamati", un opera molto bella, sia spiritualmente che umanamente, però ricordiamoci sempre, che la misericordia di Dio esige anche dagli esseri umani che dimostrino misericordia, invece quante volte facciamo all'incontrario o meglio ancora la strumentalizziamo per i nostri scopi ed interessi. 
  La misericordia quindi in questi casi non deve essere mai semplicemente una disposizione dell'animo, interiore, ma è anche e sopratutto un agire continuo, una prassi, un stile di vita insomma nel quotidiano, nel lavoro, in famiglia, in comunità, tra amici, ma attenti non farla diventare una cosa scontata o che perde valore.

   Dare da mangiare agli affamati non è semplicemente un cibo, anche quello, ma sempre con lo spirito della gratuità, vedere cristo in quella azione come si ricorda il vangelo ma senza esaltazione, ma un dare un qualcosa che gli tocca come la giustizia, una dignità, una speranza, l'accoglienza, un sentirsi amati dalla società, ma sempre con la virtù della prudenza perchè il furbetto che ne approfitta lo troviamo sempre, non entreremo in questioni politiche ma anche lì ci sarebbe molto da dire, come ad esempio il progredire per il vero bene e sviluppo della società.  
   Anche Gesù lo fece; basta vedere quante famiglie sono in disagio, il sociale e tanto altro, è vero che in tanti cercano di seguire Gesù facendo anche delle beneficenze, anche per i paesi in povertà, questa è una risposta concreta al messaggio di Gesù, ma in tanto approfittano pure per truffare in qualche modo, perciò i "no" che vengono detto, magari in modo caritatevole ma a volte anche tristi evidentemente c'è un perchè, ma ci si critica perchè non c'è carità, è questo scoraggia molto. 
    Le nostre decisioni non devono finire a svantaggio degli altri, questi in tutti i campi che si opera.
    Con la nostra elemosina, anche se fatta con generosità caritatevole a volte capita che si ci umilia il poveretto, c'è lo ricorda anche Gesù nelle sue parabole, il povero va aiutato ma anche fatto sentire accolto per la sua condizione di vita, non è soltanto un da fare ma un essere per fare, esperienza personale mi è capitato di invitare poveri a pranzo che non volevano venire e gli dissi allora vengo io da voi a mangiare, oppure l'esempio di san Francesco che in piena notte senti un suo frate che diceva ho fame, Francesco per non farlo sentire in colpa e umiliato mangiò insieme a lui ed anche altri lo fecero in letizia, 
    Un altro aspetto di questa opera di misericordia è la ricerca di affetto, fame di affetto, di amore, di essere compresi, di stima, fiducia, a volte diamo per scontato tutto ciò, invece queste cose sono molto importanti, in particolare nel mondo di oggi.
   Un altro aspetto ancora o l'attenzione di chi ha un ruolo come responsabile di una azienda, di una famiglia, una comunità del sociale, capire quale siano i bisogni che realmente si abbia, la produttività dipende tanto da questo atteggiamento di capire al meglio di cosa si ha bisogno per armonizzare bene la vita propria, dell'altro nel quotidiano. Anche Gesù lo fece alle folle che disse ai discepoli date voi da mangiare a loro.
In conclusione, la condivisione ci apre ad un mondo nuovo, alla ricchezza dell'altro, alla positività, al dono e al servizio del Regno per la vita eterna. 
   Francesco come ha vissuto questa opera di misericordia? 
Quante volte lo abbiamo letto, l'amore che aveva per il povero, per il fratello, per il pellegrino e forestiero, ma tutto ciò ha iniziato con se stesso avendo misericordia accettandosi, riconoscendosi, perdonandosi, ma senza fare ne vittimismo ne buonismo, ma reale, sincero, cosi ha ringraziato il padre celeste compredendo la Sua misericordia per noi che non ha confini.

Il Signore ti dia pace e gioia!

Consigliare i dubbiosi.

UNA GRANDE MISSIONE...      La pace e la gioia sia con tutti voi nel nome del Signore, ricco di bontà e di misericordia.    Continuiam...