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mercoledì 20 marzo 2019

BEATI I MITI! LA LORO BONTA' CONVERTA I CUORI.

Beati i Miti!
Continuando il nostro percorso con le beatitudini, oggi ci imbattiamo in una beatitudine che ne contiene tre in una, è un insieme che costituisco una forza e una serenità di affrontare le difficoltà della vita con una fiducia e speranza che nessun mai potrà toglierci, perchè forti nella fede e ricchi nel Signore del suo amore e della sua grazia su di noi.
     La beatitudine "Beati i miti perché erediteranno la terra", sembra che sia una beatitudine che si snoda tra dolci pascoli verdeggianti, la mitezza è proprio la virtù per gli altri per far si che sia più agevole, pronta a togliere gli ostacoli che possono inciampare gli altri.
    Dicevamo che questa beatitudine è composta di tre in una, richiama ed e strettamente legata a quella delle povertà di spirito, all'umiltà, alla sofferenza, c'è anche chi dice che sia legata anche alla misericordia e alla pace, perché considerata tale?
   Perché il mite che nelle avversità e ingiustizie riesce a sostenere con animo paziente e senza rancore, ne rabbia ne mormorazione, ne giudizi o opposizioni, ma è fermo, sereno, anzi si fa carico lui stesso dei suoi nemici davanti a Dio, infatti se vediamo Gesù ha fatto proprio questo nella sua crocifissione. 
  Quindi il mite non protesta contro Dio, specialmente quando lo lascia nella prova, guardiamo l'esempio di Giobbe, né contro a coloro che gli provocano sofferenze e ingiustizie, cerca di rassomigliare all'Agnello immolato, che non significa vittimismo ne cercare compassione.
   Una domanda che ci dovrebbe persuadere è come reagiamo noi di fronte a tutto ciò quanto ci vengono ingiustizie e prove? Siamo pronti e disposti ad accoglierle senza protestare, ma accettarle silenziosamente, offrendo a Dio la nostra sofferenza o questa nostro sacrificio per la conversione dei fratelli?
   Gesù ci chiama in vari episodi a imitarlo nella sua bontà e mitezza, con cuore libero e umile e senza ipocrisie egoistiche, nel vangelo di Matteo ci dice "venite a me voi tutti affaticati.... il mio carico è dolce e leggero.." .        Cosi Gesù ci indica la mitezza e prendere esempio da Lui, rispondere con l'amore al prossimo anche se ci ferisce. Sicuramente non per forza umana legata alla povertà causata dal peccato potremmo avere tutta questa forza , ma ci ha donato la grazia dello Spirito che ci rafforza e ci da sollievo.
      Quante volte capita che ci viene un pensiero un sentimento non buono nei confronti dei fratelli, per frenarli basterebbe poco, ricordare quanta magnanimità ha Dio nei nostri confronti, se pensiamo a quante volte ci dovrebbe castigarci ogni volta che c'è lo meritiamo, ma nella sua magnanimità e misericordia di Padre non lo fa, perché noi subito lo facciamo, l'uomo rinato nello spirito non lo fa, ma ci ragiona e prega.
      Se vogliamo allora essere veri imitatori del Signore e suoi discepoli dobbiamo acquisire la vera mitezza di cuore, che non è soltanto un atteggiamento esteriore, un'affabilità esterna, ma una realtà interiore molto profondo che parte dal cuore e riveste tutto il corpo, opera dalla grazia di Dio e della nostra docilità all'azione dello Spirito che pervade in noi, qua san paolo nonostante il suo agire a saputo imitare in tutto il Signore, come san Francesco che nonostante difficoltà, tribolazioni, sofferenze non solo fisiche ma anche da i suoi frati, con quante mitezza a saputo affrontarli sull'imitazione del Signore sua eterno amore.
     La mansuetudine deve essere sia una caratteristica, ma che sia anche un atteggiamento costante del cristiano che si caratterizza per uno stile di vita nuovo, incomprensibile al mondo.
     Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, paziente nelle offese, dolce nel riprendere gli oppositori c'è lo dice nelle lettere di san Paolo, ma lo stesso c'è lo dice anche san Francesco nelle sue ammonizione di come devono essere i suoi frati e come devono comportarsi tra di loro è la loro testimonianza risplenda negli uomini, che non sia ipocrisia ne falsa umiltà. 
       Evagrio Pontico dice che la preghiera è figlia della dolcezza ed è  frutto della gioia e della riconoscenza, questo scaturisce da come sia la nostra preghiera reale se ci facciamo plasmare o se solo un sentimento e al primo intoppo ci rivoltiamo.
      La bontà è la caratteristica dei miti, essi preferiscono soffrire che far soffrire, in una sottomissione e fedele alla volontà di Dio, ad ogni forma di aggressività  o egoismo e superbia, la mitezza oppone gesti concreti di dolcezza e di bontà.

Vi invito a guardare il video e a commentare e condividerlo.

      

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 13 marzo 2019

BEATI GLI AFFLITTI PERCHè AMANO DIO.

MEDITANDO LE BEATITUDINI 2

     Beati gli afflitti perchè saranno consolati da Dio.
  Continuiamo la nostra avventura, questa beatitudine che parla più che altro della sofferenza ma, la sofferenza sofferta per amore della croce e per la vita eterna.
   Già con questa breve introduzione si può comprendere tutto il suo messaggio di speranza e di consolazione, ma vediamo più da vicino questa beatitudine, il personaggio che ci accompagnerà in questa avventura è l'apostolo delle genti, San Paolo che della sofferenza ne ha fatto una missione per il Regno di Dio e per la salvezza delle anime.
      Questi beati, sono coloro che fanno esperienza della loro fragilità e debolezza umana, ma che sperano nel Signore in cui confidano speranza e consolazione.
       Ovviamente la sofferenza etimologicamente non è una beatitudine, il beato non è colui che soffre, ma accettando di soffrire in un certo modo per una nobile causa, per causa del Vangelo diventa beatitudine evangelica.
      La sofferenza come la povertà, è una condizione propriamente umana, dal peccato e dall'obbedienza. 
     proclamare quindi beati gli afflitti vuol dire che sono beati quelli che soffrono nella consapevolezza di tutto il male che regna nel mondo e nel cuore di ogni uomo, proprio a causa del suo allontanamento da Dio per mezzo del peccato entrato nell'umanità.
     San Paolo nella lettera ai Romani che le sofferenze del mondo non sono paragonabili alla gloria eterna, le sofferenze del mondo passano e non solo che un soffio, invece le gloria eterna è l'eternità non finirà mai, specialmente se sofferte per una buona causa sull'esempio della croce, dovrebbe essere accettata come passaggio che introduce nella vita nuova che tutti siamo chiamati. Soffrire non è bello ne bisogna auguralo.
     Chi vive questa beatitudine non è altro che la beatitudine della croce, solo la partecipazione alla Passione di Cristo nella gratuità rende beata questa beatitudine.
      Chi pensa di aggirare sfuggendo alla sofferenza non fa altro che cadere nella disperazione totale nell'autodistruzione di se stesso e si cade nell'inganno.
        San Paolo dovette soffrire molto, insieme a gli altri apostoli che ricolmi di Spirito Santo sperimentarono questa beatitudini ricca di grazia, quante tribolazione dovettero subire, nelle lettere Paoline ma specialmente negli Atti degli Apostoli lo descrivono.
          Tutta questa sofferenza si trasformerà in gioia proprio perchè la sua causa è l'amore del nome di Gesù, per la causa del Vangelo, per il Regno di Dio e per la salvezza degli uomini.
       Gesù ci accetta cosi come siamo brutti o belli, ignoranti o intelligenti, non si vergogna di noi, forse noi si degli altri o di lui stesso, perchè vogliamo la perfezione ma senza sofferenze, ci chiama fratelli e condivide la nostra natura di creature, ma ci vuole rivestire della sua gloria che a volte rifiutiamo per mezzo del peccato, dell'orgoglio, della superbia e della falsa umiltà ipocrita.
     Resistere al peccato a causa della sofferenza, ma è una sofferenza giusta e santa, perchè ci fa crescere come figli di Dio perchè ci rende capace di distaccarci dalle glorie di questo mondo per conquistare quelle eterne.
    La vita cristiana vissuta nella gioia o nel dolore è sempre una vita di comunione se spesa e condivisa con il Signore.
    la croce di Cristo abbracciata per obbedienza d'amore alla croce è il vero e grande tesoro della vita cristiana, è la si può già pregustare in questa terra. 
    Quanti di noi desiderano la beatitudine eterna, ma pochi accettano di soffrire per la croce, ed è tutto qui, altre parole potrebbero essere di superficiale. 
    Certo non è secondo la natura umana amare, accettare e condividere la croce, ci fa paura, la nostra natura e debole, fragile, piange, geme, ma se abbiamo la fede, crediamo realmente, mentre si soffre viene sostenuta e consolata da questa forza misteriosa che proviene dalla Spirito Santo che ci da la forza e il coraggio di sopportarla ed amarla.
     San Francesco questa beatitudine la vissuta in pienezza, ha sofferto molto per amore del Vangelo, tra rifiuti, disprezzi, allontanamenti, ma specialmente nella sofferenza fisica, aveva circa una trentina di malattie e il suo aspetto gioiva, alla fine ha chiesto perdono a frate corpo per tutte queste sofferenze è poi spirò felice verso l'Amato.          
       Tanti, anzi tutti i santi non amavano i privileggi, ma desideravano disprezzi e tribolazioni, umiliazioni e sofferenze perchè le trasformavano il dono d'amore.  
           

Il Signore ti dia pace e gioia!

giovedì 7 marzo 2019

MEDITANDO LE BEATITUDINI 1

1. CHI SONO I POVERI IN SPIRITO?
Buona Quaresima con le beatitudini.

    In questa Quaresima mi ispirerò sulle beatitudini, sempre in modo semplice e meditativo, penso che nel periodo quaresimale, periodo di riflessione e di conversione, sia ottimo per correggere quei atteggiamenti che a volte si sfuggono e non ci fanno ragionare che in quel momento potremo trovare grazia, e non sempre è facile farlo, già la consapevolezza è un buon punto di inizio.
    Iniziamo con i "beati i poveri in Spirito..." . 
 Chi sono questi poveri?  Come li descrive la Bibbia? Quei poveri che parla anche Gesù nelle Sacre Scritture?
    Diciamo subito che tutti gli uomini per condizione umana è connotata da una radicale povertà, perchè è stata spogliata con il peccato che a imbruttito di quella bellezza che Dio aveva creato a sua immagine e somiglianza. 
    I poveri sono coloro che non hanno nessuna difesa, non hanno rabbia, quelli che vengo discriminati, vengono condannati da ingiustizie e non si vendicano.
      Gesù parla dei poveri che non cercano ricchezze o poteri o glorie varie, ma che cercano la salvezza, la guarigione che nessuno li può dare, ma che solo lui può dare.
   Per chi vive in questo modo, in questo stile il suo atteggiamento interiore di fede e di donazione è di povertà è beatitudine.
   Non ci dimentichiamo che il povero per eccellenza è Gesù che per sua scelta come ci dice san Paolo nella lettera ai Filippesi, per amore del Padre e degli uomini si è rivestito dell'umana povertà.
    Agli occhi di Dio quello che conta è la totalità della nostra offerta  nella gratuità della donazione verso Dio e verso gli uomini. 
       Un'altra figura di povero è Maria che accettò di essere espropriata di se stessa per donarsi a Dio per realizzare il suo disegno di amore per l'umanità sua creazione abbruttita dal peccato.
        La povertà radicale consiste proprio nel non avere nulla di se, ma essere totalmente suo, sull'esempio di tanti santi che si sono espropriati di se stesso per vivere completamente per un bene maggiore che va oltre a qualsiasi logica umana. 
   Un altro pensiero importante è quello di sapersi si spogliare di tutto ma deve sapersi arricchirsi delle virtù, invano sarebbe non arricchirsi svuotandosi.
         La povertà in spirito è la condizione di vivere, anzi è lei stessa che porterà a vivere anche uno stile di vita sobrio, attento alle esigenze degli altri, e all'uso delle cose, è dare il giusto valore alle cose senza esserne superficiale e sprecarle, quando c'è povertà in spirito c'è anche umiltà sincera, piena di gaudio e di letizia e non rivendica niente, non desidera altro che di essere ricolmato delle grazie del Signore, infatti la povertà spirituale porta a desiderare nient'altro che Dio, quanti santi ci hanno dato l'esempio, è questo fa capire che il povero in spirito da il primato a Dio e non al nostro io, ai beni materiali.
     Concludiamo questa prima beatitudine nel non avere paura se dobbiamo far morire un pò di quel nostro io, che non ci permette di camminare nella luce, camminiamo con Gesù nel cuore che ci darà forza e coraggio nei momenti di sconforto e di tribolazione, pensiamo alle glorie eterne, i santi ci hanno dato prova efficace e concreta.
   
Il Signore ti dia pace e gioia!

lunedì 25 febbraio 2019

L'IMPORTANZA DI PREGARE PER I VIVI E I MORTI.

L'EFFICACIA DEL PREGARE PER I VIVI E I MORTI.

    Siamo giunti alla fine di questo itinerario delle opere di misericordia, corporali e spirituali, quest'ultima ci parla e ci esorta anche a "pregare per i vivi e i morti", si pensa che il pregare e l'agire siano in contrasto tra loro, si pensa che invece di pregare, dando una mano concreta si risolva la situazione, invece devono andare di pari passo, senza la preghiera l'azione spesso diventa cieca,.
    La nostra preghiera deve sfociare anche in un comportamento nuovo, altrimenti, nel pregare per l'altro non si fa altro che giriamo su noi stessi. non possiamo pregare Dio come nostro Padre senza impegnarci ad avere un nuovo comportamento che ci vede diversi nei confronti dell'altro.
     Quando prego per l'altro non devo pregare perchè l'altro deve diventare come a me piacerebbe o secondo i miei gusti, e dandomi ragione secondo la mia logica, questo non è pregare per l'altro ma per strumentalizzare la preghiera finchè torni a me,  
        Invece la preghiera autentica che devo fare perchè l'altro possa cambiare e con lui anch'io, vuole significare che devo occuparmi di lui ed immedisimarmi in lui, di cosa ha bisogno, di cosa soffre, ma che non sia un vittimismo o protagonismo, allora posso pregare Dio che lo possa benedire e guarire è lascio a Dio la scelta di cosa sia più giusto per lui, ed ecco che posso immaginarmi che l'azione dello Spirito Santo lo possa invadere e lo pervadono nelle sue scelte, cosi l'altro viene a contato con se stesso e la sua realtà interiore.
       Quindi pregare per l'altro, che mi possa ferire, o perchè non sia al mio livello, non significa dire di tanto in tanto qualche piccola formula di intercessione, ma impegnarmi per l'altro chiedendo benedizioni per essi, come dono di salvezza, magari anche pregando un rosario per essi in modo che io abbia cura almeno per una mezz'oretta di lui in maniera spirituale.
     Per chi è religioso, come il sottoscritto, pregare i salmi per beneficare gli altri e se stessi ci rende concreti per l'esigenza dell'altro e per la motivazione di perchè preghiamo per l'altro. I salmi infatti ci rappresentano attraverso metafore di come stiano l'altro e per quale motivo stiamo pregando, e per cui lo deve trasformarlo ed insieme ad essi anch'io.
      In questo modo posso sentirlo nel mio corpo non soltanto nella mente o nel cuore, ma anche in ogni mia azione.
      Oltre a pregare per l'altro, l'opera di misericordia mi invita anche a pregare per i defunti, che non vuol dire che senso ha pregare per loro che sono già dinanzi a Dio o si stanno avviando.
       Invece è molto importante accompagnarli in questo viaggio verso Dio, che non sempre e sereno, affinchè possano affidarsi completamente all'amore misericordioso del Padre che li attende.
        Così la preghiera per i defunti non è soltanto un servizio d'amore verso di loro, ma un'espressione d'amore che ci lega e ci tiene uniti a loro nella loro nuova vita che stanno per intraprendere, che noi sentiremo vicini mediante l'Eucarestia che ci unisci tra cielo e terra insieme alla comunione dei santi per sentirci un'unica famiglia, questa è l'espressione più forte della fede che ci dice che la morte non può distruggere il nostro legame ma che lo rafforza e ci prospetta alla risurrezione insieme al Cristo.




Il Signore ti dia pace e gioia!

martedì 27 novembre 2018

L'ARTE DI SAPER CORREGGERE PER AMORE DELLA CROCE

AMMONIRE CHI CADE IN ERRORE PER AMORE DELLA CROCE.
Abbiamo concluso da poco le opere di misericordia corporali ed ora volgiamo lo sguardo alle opere di misericordia spirituali, anzi dire volgiamo il desiderio di una vita nuova ricca di umanità e di Spirito divino, cerchiamo di contemplare tutto ciò che andremmo a vivere come un vivere per una nuova e rinnovata umanità, quante volte il Signore a ammonito gli apostoli,i discepoli, si deve capire che ammonire significa avere un amore particolare per il fratello, sarebbe meglio dire ammonire chi cade in errore, ma qui si innesta un doppio significato  anche se sembra contrastanti, perchè c'è il rischio di farsi maestri gli uni degli altri, invece potrebbe essere un modo di crescita umana e spirituale di grazia e di elevatezza.Questa potrebbe essere una grande scuola di umiltà reciproca di servizio e di carità fraterna, non si tratta di essere o nono essere migliore dell'altro, qui si potrebbe cadere nel farsi maestri e scendere nell'orgoglio della superbia,ma dimostrare di aver avuto misericordia perchè anche in me il Signore a usato misericordia nei miei fallimenti o nei miei peccati, è un saper trasmettere un bene che ho ricevuto e che dono per non far sbagliare , un ascolto reciproco che rende armoniosa e vitale la vita di ognuno, quante volte cadiamo nel farci giustizia perchè condannati ingiustamente. Ammonire colui che si trova nel buio dell’errore è uno dei doveri fondamentali del cristiano: un comandamento del Signore da conoscere e tramandare a memoria. Non dobbiamo mai dimenticarci che nessuno è solo e che c’è un vincolo spirituale che ci rende responsabili dell’altro. Proprio per questo la Chiesa considera questo precetto un’opera di misericordia spirituale che potremmo tranquillamente abbinare a quella corporale di vestire gli ignudi.  Abbi nel cuore la radice dell’amore, e da questa radice non potrà procedere se non il bene». La radice salutare dell’amore, coltivata nel fertile terreno dell’umiltà, ci libera dai nostri peccati e ci predispone a correggere i fratelli con la pazienza e la benevolenza che viene da Dio. Anche san Francesco in una della sue ammonizioni ha scritto un testo sulla correzione fraterna fatta con carità è umiltà, l'umile sa cogliere il bene dell'ammonizione, il superba conserva in se sempre un pò di rancore o di rabbia perchè vuole essere sempre dalla parte della giustizia e della ragione umana. Invochiamo lo Spirito Santo che in questo prossimo Avvento in preparazione del Santo Natale possiamo accogliere con docilità e umiltà l'ammonizione sull'esempio del Vangelo, ama, perdona, e sii misericordioso. 


Il Signore ti dia pace e gioia!

giovedì 25 ottobre 2018

Visitare il carcere che vive in me!

Visitare i carcerato che è in me.
     Con questa quinta opera di misericordia corporale, potremmo entrare nel profondo  di noi stessi, noi tutti portiamo all'interno un di carcere per la nostra anima, ma partiamo brevemente dall'inizio.
Questa opera intesa anche come liberare i prigionieri, nel medioevo a fare questa opera, c'erano i Mercedari che liberavano i prigionieri o schiava anche a costo della loro vita, chiedevano anche soldi e curavano questa pastorale, oggi questi si occupano del sociale cambiando il loro stile.
    Visitare i carcerati non è una cosa abituale, a volte si ha anche un pò di pregiudizio nel visitarli proprie per le loro storie, sarebbe bello che qualcuno andrebbe e gli porterebbe anche un semplice pensiero, anche se oggi bisogna avere permessi particolari per entrare, chiedere ad uno di questi come ti senti in questa situazione o cosa provi in te stesso, non tanto la visita ma il suo stato d'animo sarebbe un gran cosa, è ci farebbe capire quanti pregiudizi ci portiamo verso di loro. 
     Cosa dice Gesù che pure liberava prigionieri e ammalati, un pò tutti siamo prigionieri di noi stessi, quali sono i nostri carceri?
   Nel Vangelo vediamo che ci sono anche degli apostoli rinchiusi in carcere, Dio manda degli angeli a liberarli, a dare sollievo ai prigionieri con la buona notizia, così anche noi dovremmo chiedere di mandarci degli angeli a liberarci dalla nostra prigionia le paure, i giudizi, le avversità, i preconcetti, le etichette, la depressione e tante altri carceri che ci chiudono e ci bloccano, oltre ad invocare lo Spirito Santo e gli angeli del Signore per uscire fuori da questi incubi, ci sono mediazioni di persone, che ascoltano, ti amano, hanno cura di te. Queste sono le opere di misericordia, avere a cuore gli altri nella propria semplicità e nel farsi prossimi agli altri, senza avere poteri particolari, a volte basta anche una semplice parola e l'ascolto che li fa sentire accolti e amati nella loro diversità, disaggio, e scelte che per noi possono essere non condivise, accettare le loro nevrosi e condividerle insieme a loro, quanti risultati potremmo avere e anche benefici in noi e in loro che si sentiranno liberi dai loro carceri, a volte e più facile una semplice visita che entrare nella loro dimensione e stato d'animo, dovremmo avere più a cuore questo che una semplice visita. C'è lo conceda il Signore per intercessione dei santi francescani e dell'Immacolata che ci possiamo far carichi e compagni di questi carceri che ci bloccano il saper gustare la vita che il Signore ci dona conle sue meraviglie e doni. Amen.



Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 10 ottobre 2018

DARE DA BERE AGLI ASSETATI D'AMORE!

Dare da bere agli assetati di giustizia, di consolazione, d'amore.
           Il problema dell'acqua è un problema da anni specialmente nelle popolazioni lontane e in via di sviluppo, nelle zone povere l'acqua è veramente un dramma, a volte bisogna farsi kilomentri a piedi, ed umanamente il problema dell'acqua e un vero problema nella società che cerca sempre i suoi interessi e tante popolazioni rimangono privi di acqua potabile se non a pagamento. Invece dell'interesse pubblico spesso si arriva ad un interesse economico ed egoistico. questa piccola parentesi ci apre ad un mondo particolare, non sempre si e corrisposto a fare entrare nella propria casa gli assetati, probabile per le varie paure di malintenzionati che purtroppo aumentano sempre e si ha ragione, questo è un gesto di carità concreta dare da bene o portare una bevanda calda, come alcuni volontari già lo fanno, magari non a casa ma in strada, è un gesto che fa sentire accolto e amato, un gesto di attenzione verso un fratello che noi cerchiamo di intravedere il Cristo povero e assettato, come un altro aspetto potrebbe essere in casa di ospiti ci si offre l'acqua o il caffè, come segno di affetto e di accoglienza, di cortesia.
    Ma passiamo ad un altro aspetto che riguarda la sete che cerca Gesù nella Samaritana, Gesù oltrepassa le barriere e non guarda il gruppo di appartenenza, ma vuole instaurare un dialogo e poi vuole far capire chi è lui e di quanto ne abbiamo bisogno della sua acqua anche se al momento non sappiamo di cosa stia parlando, quando prendiamo coscienza di chi è e cosa vuole apriamo gli occhi, ma spesso e troppo tardi. 
     Ma dare da bere agli assetati non solo il semplice abbeverarsi ma si può andare al dì la e vedere che si ha bisogno di una sete di amore, di giustizia, di perseveranza, di carità, è Gesù vuole placcare questa sete, l'acqua che Gesù ci da è il suo spirito, quante volte Gesù ci invita ad andare da lui, a nutrirci di lui, a sentire il bisogno di lui, quante volte abbiamo desiderio di incontrarlo attraverso il povero, il semplice, l'anziano, il medicante, ma non lo riconosciamo, forse perchè siamo ancora pieni di noi stessi perchè quel gesto che facciamo ci deve portare gratificazioni, l'amore e gratuito, Gesù ci da l'acqua dal suo costato gratuitamente, ci dona il suo Spirito d'amore per un amore incondizionato, è di quest'acqua che noi ci dobbiamo saziare, del suo corpo e del suo sangue che ci condurrà alla vita eterna pregustandola già da adesso. 
   Per concludere, l'opera di misericordia non è prima di tutto una prestazione umana, ma piuttosto è una espressione di fede, non è una azione ma una reazione dal fatto che in noi sgorga la sorgente di amore che appaga la nostra stessa sete.   

 

Il Signore ti dia pace e gioia!

lunedì 1 ottobre 2018

OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI 1


   Sfamare gli assetati di giustizia, i lontani, gli esclusi.
Prima opera di misericordia.
   Pace e gioia a tutti voi carissimi, dopo l'introduzione sulla opere della misericordia vogliamo intraprendere la prima che sarebbe "dare da mangiare agli affamati", un opera molto bella, sia spiritualmente che umanamente, però ricordiamoci sempre, che la misericordia di Dio esige anche dagli esseri umani che dimostrino misericordia, invece quante volte facciamo all'incontrario o meglio ancora la strumentalizziamo per i nostri scopi ed interessi. 
  La misericordia quindi in questi casi non deve essere mai semplicemente una disposizione dell'animo, interiore, ma è anche e sopratutto un agire continuo, una prassi, un stile di vita insomma nel quotidiano, nel lavoro, in famiglia, in comunità, tra amici, ma attenti non farla diventare una cosa scontata o che perde valore.

   Dare da mangiare agli affamati non è semplicemente un cibo, anche quello, ma sempre con lo spirito della gratuità, vedere cristo in quella azione come si ricorda il vangelo ma senza esaltazione, ma un dare un qualcosa che gli tocca come la giustizia, una dignità, una speranza, l'accoglienza, un sentirsi amati dalla società, ma sempre con la virtù della prudenza perchè il furbetto che ne approfitta lo troviamo sempre, non entreremo in questioni politiche ma anche lì ci sarebbe molto da dire, come ad esempio il progredire per il vero bene e sviluppo della società.  
   Anche Gesù lo fece; basta vedere quante famiglie sono in disagio, il sociale e tanto altro, è vero che in tanti cercano di seguire Gesù facendo anche delle beneficenze, anche per i paesi in povertà, questa è una risposta concreta al messaggio di Gesù, ma in tanto approfittano pure per truffare in qualche modo, perciò i "no" che vengono detto, magari in modo caritatevole ma a volte anche tristi evidentemente c'è un perchè, ma ci si critica perchè non c'è carità, è questo scoraggia molto. 
    Le nostre decisioni non devono finire a svantaggio degli altri, questi in tutti i campi che si opera.
    Con la nostra elemosina, anche se fatta con generosità caritatevole a volte capita che si ci umilia il poveretto, c'è lo ricorda anche Gesù nelle sue parabole, il povero va aiutato ma anche fatto sentire accolto per la sua condizione di vita, non è soltanto un da fare ma un essere per fare, esperienza personale mi è capitato di invitare poveri a pranzo che non volevano venire e gli dissi allora vengo io da voi a mangiare, oppure l'esempio di san Francesco che in piena notte senti un suo frate che diceva ho fame, Francesco per non farlo sentire in colpa e umiliato mangiò insieme a lui ed anche altri lo fecero in letizia, 
    Un altro aspetto di questa opera di misericordia è la ricerca di affetto, fame di affetto, di amore, di essere compresi, di stima, fiducia, a volte diamo per scontato tutto ciò, invece queste cose sono molto importanti, in particolare nel mondo di oggi.
   Un altro aspetto ancora o l'attenzione di chi ha un ruolo come responsabile di una azienda, di una famiglia, una comunità del sociale, capire quale siano i bisogni che realmente si abbia, la produttività dipende tanto da questo atteggiamento di capire al meglio di cosa si ha bisogno per armonizzare bene la vita propria, dell'altro nel quotidiano. Anche Gesù lo fece alle folle che disse ai discepoli date voi da mangiare a loro.
In conclusione, la condivisione ci apre ad un mondo nuovo, alla ricchezza dell'altro, alla positività, al dono e al servizio del Regno per la vita eterna. 
   Francesco come ha vissuto questa opera di misericordia? 
Quante volte lo abbiamo letto, l'amore che aveva per il povero, per il fratello, per il pellegrino e forestiero, ma tutto ciò ha iniziato con se stesso avendo misericordia accettandosi, riconoscendosi, perdonandosi, ma senza fare ne vittimismo ne buonismo, ma reale, sincero, cosi ha ringraziato il padre celeste compredendo la Sua misericordia per noi che non ha confini.

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 27 giugno 2018

IL VALORE DI ESSERE VERITIERI CON SE STESSI!

CHI è IL FIGLIO DELL'UOMO PER NOI?
  Nel nome del Signore la pace e la grazia sia con voi e con le vostre famiglie!
  In questa settimana troviamo la Parola del Signore, viva e penetrante come sempre, questi giorni ci tocca nel profondo, nelle nostre abitudinarietà del quotidiano, la nostra fragile condotta, tranquilli non voglio essere tragico e pessimista, ma per far comprendere come sia facile che cadiamo anche e penso involontariamente in queste cose.
  Nel Vangelo di Mt 7,1-5 (lunedì); un Vangelo molto breve ma cosi intenso è attuale, il giudicare è il saper guardarsi prima di guardare, a volte ci è cosi facile parlare degli altri che non avvertiamo che stiamo facendo del male gratuito, anche se e solo un confronto o a fin di bene o un semplice ragionamento, a volte dall'apparenza non giudichiamo per essere "santi", ma nel cuore cosa nascondiamo? 
  Il saper togliere la trave nel proprio occhio c'è bisogno di un cammino di consapevolezza delle proprie fragilità, rabbie, fallimenti, ma anche tanta grazia che il Signore ci dona ogni giorno, non dico che sia sbagliato salvare l'altro mentre noi siamo messi male, ma che sia un camminare insieme, un cammino di amore e di conversione, un sapersi avere cura l'uno con l'altro,sapendo accogliere a vicende le proprie fragilità.
   Nel vangelo di Mt 7,6.12-14 (martedì); anche in questo Parola di vita breve ma intensa di valore che a volte ci sembra svanire nel nulla, "tutto quanto che gli uomini facciano a voi, voi fatelo anche a loro", quante volte diciamo ho sempre fatto del bene ed ora..? Oppure dove è andato a finere il bene che ho fatto per ricevere tutto ciò..? Ma la domanda che mi viene è il bene che ho fatto, perchè l'ho fatto e perchì? Chi mi ha spinto a farlo? da parte mia queste dovrebbero essere domande importanti, non ci deve essere una risposta, ma una fiducia totale in Dio per il mio operato piccolo o grande che sia, faccio del bene perchè mi aspetto un qualcosa?
Ecco che entrare nella porta stretta significa non suonare le trombe, non essere orgoglioso del bene, ma umile, silenzioso, caritatevole e sapersi nascondere è specialmente pazientare con gioia nel cuore.
     Continuando con il Vangelo di Mt 7,15-20 (mercoledì), riconoscere l'albero dai suoi frutti, quante volte davanti all'apparenza vediamo che delle persone ci sembrano buoni, dolci e santi, ma poi non fanno ciò che dicono, è solo un vantarsi, un mascherare, la testimonianza, quella che spesso parliamo è quella che ci arricchisce, e nei piccoli gesti, nel quotidiano, ma specialmente nella propria vita, l'onesta con se stesso, essere veri con se stessi, l'umiltà per la propria persona, che ci fa capire che quella persona nasce ed e maturato da un buon albero, che ha saputo dare buon frutto, da dove deriva questo dar buon frutto, dalla pazienza, dalle umiliazioni, dal silenzio, dal saper meditare, dal saper amare l'altro sull'esempio di Gesù, perciò non pretendiamo che tutto vada bene qualche caduta ci fa bene per la nostra crescita, anzi ringraziamo il Signore che ci ama.
Nel Vangelo di domani di Mt 16, 13-19 (venerdì); Dopo tutto ciò che il Signore ci ha voluto indicare in questi giorni e ci ha messo in guardia su come camminare nella retta via, se siamo d'accordo oppure no, abbiamo una domanda: Chi pensiamo che sia il Figlio dell'uomo? Poi va più in profondità e dice ma voi chi dite che sia? 
Noi lo seguiamo, lo contempliamo, lo amiamo, ma perchè? 
Vi auguro una buona serata con la benedizione del Signore per intercessione dei Santi francescani.
     
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 28 febbraio 2018

CAMMINARE SEGUENDO IL MAESTRO.

Camminare con se stesso seguendo il Maestro.

E' proprio vero che nei vangeli della quaresima, ma anche nelle altre letture, come nella liturgia delle ore, c'è una ricchezza inestimabile per un cammino quaresimale, carico di fede e di speranza, un cammino che chi vorrebbe camminare realmente dietro la croce, portando la croce e morendo con essere, può risorgere per l'eternità, ma anche per vivere in nostri giorni in modo diverso senza tutta questa violenza che un pò il mondo un pò noi stiamo dando valore, il bene ormai ci dobbiamo pensare un attimo a capire cos'è o chi lo fa ancor meglio il segreto per farlo dove lo troviamo, eppure c'è tanto bene nel mondo ma non si nota, non fa rumore, non fa notizia, o semplicemente un pensiero superficiale, ricordo una volta ero in viaggio in treno e mi stimolarono a parlare un pò della vita francescana e raccontando alcuni episodi di provvidenza e di carità, esclama una Signore distinta disse: "che bello sentire che ancora esistono queste cose", questo mi fa capire che di bene ormai non esisteva più nel suo quotidiano, invece dovrebbe essere questo il vero quotidiano, non voglio dilungarmi in questo tante opere buone facciamo e anche spontanee, che tengo conservate nel silenzio del cuore, ma si vive poi in un modo diverso, felice, sereno con la voglia di vivere e di fare tanto altro ancora. Ritornando al discorso dei vangeli di questi giorni, come scrutano i cuori, da quanti anni li ascoltiamo e riascoltiamo, però notate ogni volta come ci segnano in modo diverso, come si stimolano a viverli in modo diverso o più da vicino, nonostante le difficoltà di tutti i giorni, dove si fa sempre più fatica a metterli in pratica, ma non per tutti ringraziando il Signore.
Se partiamo dal vangelo di venerdì prima settimana di quaresima, Gesù ci invita a riconciliarsi prima con il fratello e poi emettere un giudizio sano e costruttivo, solo quando mi vedrò onesto e sincero con me stesso posso giudicare o ammonire il fratello perchè mi sono già esaminato io, senza essere ne scrupolosi e altro che sappia,, se andiamo avanti sabato ci accorgiamo che il vero amore, la conversione, saper uscire dalle nostre logiche, rompere gli schemi e amare chi non mi ama, pregare per il nemico, per chi non riesco a perdonare, o non voler un rapporto, l'essere sbattuto la porta in faccia, o rinfacciato, la preghiera farà effetto quando io sull'esempio di Gesù sulla croce perdono i miei malfattori e li auguro il paradiso, non sono cose da santi ma da veri cristiani, la serenità viene dopo la buona lotta, la perseveranza, la mitezza, in credere nel seguire un bene più grande, se no cosa facciamo di straordinario se non quello che fanno i pagani  o pubblicani? Le apparenze che non portano frutti; Nel Vangelo della domenica cioè della trasfigurazione, possiamo vedere in maniera molto larga il "premio" delle opere buone, di una vita vissuta nella donazione, nel servizio attraverso sofferenze, Gesù ci rivela il suo vero volto, ciò che Lui è veramente, la gloria della beatitudine, non c'è vera gioia se non attraverso la sofferenza o il venerdì santo o la passione come raccontano alcuni santi, ovviamente bisogna interpretarla questa sofferenza e capirla cosa vuol dire e come viverla, (non è il mal di testa), è per questo c'è bisogno di sape ascoltare, saper pazientare, saper amar nel silenzio, saper andare avanti, chi? Il Maestro attraverso le sacre scritture; Senza misericordia non si perdona, dobbiamo imparare che come parliamo cosi parleranno, come giudichiamo cosi ci giudicheranno, come sapremo perdonare cosi ci sapranno perdonare ma anche se non ci perdoneranno, e ci sono tanti casi che vedo o che ascolto, ma l'importante e averlo fatto di proprio cuore prima con se stesso e poi con l'altro, è il vangelo di lunedì, con la misura con la quale misurate cosi sarete misurate, tenere a bada le passioni come i rancori, cosi vedremo l'altro come piccoli crocifisso che ci perdonano, perchè non dovremmo perdonarli anche noi a loro? L'esempio, la pratica, una buona testimonianza, la sincerità come l'umiltà nelle cose vale più di grandi e mirabili opere per apparire giusti e perfetti, c'è lo dice il vangelo di martedì non bisogna pesare sugli altri le nostre angosce o le nostre repressioni, ma essere veri e leali, ci costerà fatice e vergogna, ma in cambio c'è la serenità e sonni tranquilli, anche se non ci applaudono o ci chiamano "maestri" ringraziamo il Signore, perchè almeno abbiamo qualcosa ancora da imparare, la non esultanza delle proprie vittorie e il premio per la felicità eterna, in Colui che veramente ho creduto è mi sono fidato; Gesù ormai si avvicina la passione, a Gerusalemme, tutto si sta compiendo, la volontà del Padre si sta realizzando per la nostra salvezza, chissà se un giorno lo comprenderemo tutto questo amore che Dio riversa ogni giorno su di noi, quel Dio che si fa pane e scende su di noi per restare con noi, vivere con noi, ciò che cerca che lo portiamo sempre in noi, nei nostri pensieri, nelle nostre azioni, nel nostro triste e sofferente quotidiano, ma anche nelle gioie di tutti i giorni, le soddisfazioni, le vittorie, insomma vuole vivere 24 ore su 24 con noi, anche nei momenti di rabbia, quindi concludiamo questa lunga chiacchierata invocando la sua benedizione, la sua presenza in noi attraverso lo Spirito Santo, con la guida della Vergine maria e sull'esempio di tanti santi, di san francesco suo vero imitatore e testimone reale del vangelo,       




Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 14 febbraio 2018

COSA POTER FARE IN QUARESIMA...

E GIA' INIZIA LA QUARESIMA.. CORAGGIO!!!

Che dire.... 

    Siamo arrivati anche quest'anno al Mercoledì delle Ceneri, ossia l'inizio della Quaresima, chiamato tempo della purificazione, della riflessione, della penitenza, del digiuno, della preghiera e della carità verso il prossimo e verso se stessi, sarebbe mio desiderio ma penso anche vostro che in questa quaresima non sia quella meccanica, quella annuale che si deve fare , ma di saperla viverla al meglio delle possibilità, con i nostri fallimenti, le fragilità, ma anche con i tanti doni e carismi che abbiamo, non sia solo un semplice digiuno che non fa male, ma che sia un digiuno che ci possa rinnovare e ci possa aiutare a crescere nella vita di fede, vicino a questa parola digiunare possiamo metterci anche l'umiltà, cioè che non riusciamo a fare meno della critica, della mormorazione, del nascondersi, della coscienza di saper chi siamo realmente, cosa vogliamo dalla vita, da noi stessi, non sono parole scontate o sentite migliaia di volte, ne che si devono appesantire o metterci tristezza, ma essere in comunione ed armonia con noi stessi per vivere bene, felici e sereni come si suol dire, le problematiche come le difficoltà ci saranno sempre, ma saperle affrontare con uno sguardo diverso aiuta molto di più a saperle viverle, ma non sono poche le tre sorelle, laa mormorazione, la critica, il lamentarsi , mettiamoci qualcosa in più, digiunare dal nostro modo di fare giustizia, dal nostro guardare l'altro a nostra immagine, quindi aggiungendo un pizzico di umiltà nel dire quello potrei essere io invece lo getto sugli altri, si potrebbe aggiungere altre cose ma passiamo oltre, a questo digiuno ci occorre la preghiera che si supporta e ci aiuta a stare vigili e puri, nella preghiera oltre a ringraziare per il dono della vita, possiamo affidare qualche nostro rammarico, qualche delusione, sofferenza ma anche qualche perdono che ci costa fatica perchè l'orgoglio ci rinfaccio a non farlo perchè abbiamo ragione, e se non avete di questi problemi beati voi santi di Dio, nella preghiera ci possiamo sforzare a comprendere l'altro ed accettarlo cosi com'è senza pretendere nulla, magari aiutarlo o ascoltarlo perchè di questi atteggiamenti, e crescere insieme, nella preghiera possiamo affidare le nostre paure a Gesù misericordioso, a quel Gesù che spesso nei Vangeli troviamo come il medico che cerca la pecorella ferita da curarla, una cosa interessante che nella preghiera possiamo aiutare il fratello in difficoltà o meglio ancora dare la salvezza a quel fratello, anche se non lo conosco ma prego per una giusta e santa intenzione, nella preghiera posso mettere qualsiasi mia preoccupazione ma anche e specialmente e sopratutto saper ringraziare, saper amare e chiedere come poter amar molto di più, lasciandosi amare prima noi, la preghiera possiede una forza che neanche possiamo immaginare, se fatta di buon cuore, di pura fede e di santa ragione, bisogna solo fidarsi del Signore, cosa facile ma non da viverla, possiamo concludere con la carità fonte di ogni bene che nasce da un cuore che ama amare e che si vuole donare senza farsi i suoi conti se porta frutto, ma che si dona e basta, quante carità esistono? Anche un sorriso potrebbe diventare un atto di carità specialmente quanti siamo stanchi, la carità di precedere l'altro, la carità con se stessi perchè spesso si vuole essere rigidi con se stessi e dolci con tutti, ma non sempre i frutti sono ottimi, allora abbiamo tanto da fare, da camminare da amare, senza farci scoraggiare, ovviamente che questi santi propositi, in questi giorni tra mille avventure nella nostra parrocchia tra difficoltà e gioie ho avuto tempo per dare uno sguardo a quanti belli propositi costruttivi, di come vivere la quaresima, ma mi domando ma poi passato Pasqua e company, ci prepariamo a dire le stesse cose anche a Natale e quando ci decidiamo di farle, è questo è il mio grande problemi che non inizio mai da me stesso, molto probabilmente occupato con me stesso e con gli altri che non prendo mai la strada per la mia salvezza. Allora a tutti voi carissimi auguro un bel cammino quaresimale nella gioia di poter scoprire e amare il nostro peccato perchè amandolo lo possiamo convertire a Dio, e vivere con totale abbandono in Lui in qualsiasi situazione. Buon viaggio in comunione di preghiera.    
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 1 novembre 2017

POSSIAMO ESSERE SANTI ANCHE NOI OGGI?

POSSIAMO ESSERE SANTI ANCHE NOI?
         In questi giorni la Chiesa è in gran festa, come dire in paradiso c'è tanta gioia per tutti sono in festa, se pensiamo cosi già si crea in noi tanta gioia, personalmente mi commuovo quando penso queste cose è chissà se anch'io posso avere questa gioia di esultare con loro tutto dipende dal mio cammino di conversione.
         Ma chi sono questi Santi, parola che ci sembra cosi lontani o intoccabili o che vivono in maniera super, invece no! Queste persone, questi fratelli, sono state persone come noi, anche loro hanno avuto le loro difficoltà, i loro limiti e le loro passioni, hanno vissuto una vita come tutti noi, forse più povera, più misera, con tante difficoltà, non erano ne supereroi o superdotati, erano persone come me, come te, come tutti noi, con un grande desiderio di seguire il Signore, di essere alla ricerca del Bene, del Giusto, della verità, della Vita eterna, ed ecco che hanno incontrato Gesù che gli ha cambiato il cuore, il modo di vedere, di amare, di parlare, di servire, si sono affidati completamente alla misericordia di Dio, al suo progetto d'amore, hanno ascoltato e fatto loro la parola che proviene da Dio, la Sua Parola, ed ecco la trasformazione del cuore, si sono fatti affascinare da questo, il loro amore si e allargato, la gratuità del servizio è stato il loro stile di vita, in ogni epoca, in ogni tempo, ogni storia hanno dato significatività alla chiesa, all'uomo, è alla società, la loro diversità di seguire il Signore, di servire il Vangelo, se non fosse stato cosi sarebbero tutto dei robot di fabbricazioni, invece ognuno di loro con il loro stile, il loro carattere, il il loro modo di combattere e difendere la Chiesa hanno creato un forte esercito, a noi a volte ci fa paura la difficoltà la verità, ci difendiamo, creiamo scudi, ci chiudiamo nel nostro orticello fiorito, abbiamo paura di guardare l'orizzonte, paura di cambiare, paura del nuovo, cosa ci attende, c'è la faremo, sono domande giuste, ma che a volta mancano di fede, di speranza, di fiducia, il Vangelo di oggi sulle beatitudini è un invito alla speranza, alla fiducia, a guardare avanti e proiettarsi nel fare in bene  senza pensare che ne sarà dei miei sforzi, chi mi asciugherà le lacrime, dov'è il bene che ho fatto, a cosa e servito, sono osservazioni giuste ma che non sono riposte in Dio, perciò non ci dobbiamo scoraggiare, se possiamo fare del bene nel nome del Signore, per un bene più grande facciamolo senza pensarci, lo sappiamo che amare è perdere, ma un perdere per guadagnare, la felicità, la si guadagna donando ciò che possiamo fare di bene per l'altro senza chiedere nulla in cambio, certo se fossimo convinti che la santità e per tutti , per me, per te per noi, tutti faremo salti di gioia e vivremo in pace e letizia, nella carità e nella bontà, i santi hanno creduto in tutto ciò, hanno operato opere grandiose non perché erano maestri ma perché hanno creduto e si sono fidati di Dio che ha operato in loro e hanno compiuto magnifiche opere, è Dio li ha innalzato come santi per incoraggiare anche noi ad esserlo cosi come siamo nati, allora buon cammino di santità, buon cammino di conversione di prosperità. Pax et Bonum    

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 18 ottobre 2017

CERCARE DIO QUANDO NON LO SENTO.


DOV'E' DIO?
Questa riflessione che presentiamo oggi potrebbe essere anche una testimonianza di fede o esperienza vocazionale, che potrebbe accendere una luce interiore o ancora di più dare consolazione a chi è già in cammino nella ricerca del Signore che a volte potrebbe sembrare assente ma invece e più vicino di quando possa immaginare, saper essere certi della presenza del Signore che ci ama follemente anche se lo sentiamo lontano è l'esperienza più forte che possiamo vivere con Lui.
Come hanno fatto i santi ad amare cosi profondamente Dio da non lasciarlo più, anzi ad avere una esigenza di amarlo, cioè non fare altro che amarlo, in ogni momento e in ogni situazione e in tutto, ma proprio tutto, nelle gioie e nelle sofferenze, eppure tutti sono passati attraverso momenti di buio, di silenzio, di solitudine e di abbandono, dove la loro unica speranza sembrava persa o illusoria, infatti in un certo modo Dio fa cosi, all’inizio ti senti cosi affascinato, cosi innamorato, che quasi ti scoppia il cuore, non desideri altro che quello, lo stare con Gesù, il vivere e morire con Lui, non guardi neanche alle difficoltà, alle rinunzie, perché ormai sei invaso da questa terribile scossa “d’amore”, ed e proprio l’amore di Dio in te stesso, che ti ha fulminato, che sembra che devi vivere solo per lui, nei fratelli, specialmente nei più poveri, a chi soffre, per sperimentare la misericordia, l’amore, il prendersi cura, che quasi ti invita a sposarti con lui, ma dopo per chi si dona con tutto se stesso, sembra che tutto stia scomparendo, quell’amore iniziale stia perdendo colpi, sembrano che tutte le sofferenze e i crolli vengono su di te, e invece bisogna convincersi che ormai Dio ha invaso il tuo cuore, vive in te in una armonia meravigliosa, anche se tutto questo non si sente, ma ormai tu sei di Cristo sei sposato con lui, hai dato la tua vita a lui e sei sua proprietà, è Lui ti ha sposato sulla via della croce, morendo per te, cosi come tu vuoi morire per lui, ma più ti avvicini a lui più sembra che il mondo ti odia, più ti riconosci un niente più l’amore di Dio ti penetra, più ti senti povero, più ti senti ricco della sua grazia, più ti senti un peccatore più senti che sei il figlio prodigo che il padre ti accoglie teneramente in Lui, ma vediamo più in profondità perché i santi sono folli di amore per Dio.    

VI CONSIGLIO DI VEDERE QUESTA SERIE DI VIDEO PREPARATI QUALCHE ANNO A DIETRO SULLA VITA SPIRITUALE. 



Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 14 giugno 2017

CORPUS DOMINI

IL DONO DELL'EUCARESTIA 
        
       Domenica celebreremo la Solennità del "Corpus Domini", ogni volta che ci accostiamo al Corpo del Signore sotto forme di pane eucaristico ci uniamo al Signore e gli diamo ospitalità nel nostro corpo e nel nostro spirito, non importa che sia fragile ma è importante che è impegnato ad un cammino di conversione giorno per giorno. E' importante mantenerci lontani da ogni peccato, e soprattutto dall'impurità, corriamo al sacramento della riconciliazione con cuore umile e penitente, perchè con il peccato offendiamo il nostro corpo, offendiamo Gesù Cristo Stesso, che con la Sua Passione ha sofferto per rimodellarlo a sua immagine.
     Davanti all'Eucarestia siamo tutti povera gente bisognosa, mendicanti di un cibo che finalmente nutra la nostra fame di amore, di speranza e di consolazione. Allora si compie ogni volta un miracolo: la presenza reale di Gesù ci trasfigura, ci cambia nel profondo. Quando usciamo dalla Santa Messa siamo diversi da quando siamo entrati, almeno cosi dovrebbe essere, entriamo mendicanti ed usciamo annunciatori. Siamo migliori quando usciamo, ma non per nostro merito, ma perché Gesù ci ha resi migliori, più umani, più cristiani. Gesù ci ha riconciliati a se in un unico pane spezzato per tutti noi. Senza disprezzare l’individualità e le ricchezze di ognuno, ci ama tutti di un unico e gratuito amore, ci ha reso solidali nel dolore, vicini nella debolezza e nella fragilità, ricchi della sua presenza per arricchire molti, specie chi e lontano o che non riesce ad amarlo anche volendolo amare, gioiosi pur in mezzo alle difficoltà, grati per avere ricevuto molto.
    L'Eucaristia è il memoriale del dono che Gesù Cristo fa della sua vita per il mondo. E’ il prolungamento sacramentale della incarnazione e della presenza viva e reale del Risorto. Nel momento in cui rendiamo omaggio al Santissimo Sacramento è doveroso restituire alla memoria la pienezza dei sentimenti e dei significati che riguardano il mistero eucaristico. Nella sua celebrazione noi annunciamo la morte di Cristo, proclamiamo la sua risurrezione ed esprimiamo la nostra volontà di vivere in attesa della sua venuta nella gloria. La festa del Corpus Domini ci invita altresì a comprendere la relazione tra l'Eucaristia e la Chiesa.
     San Francesco ci dice che Egli ogni giorno si umilia abbassandosi su quegli altari per divenire attraverso quel pane e quel vino il suo Corpo e il suo Sangue per continuare a vivere per sempre nella nostra fragile e peccaminosa vita, cercando di convertire l'uomo carnale in uomo spirituale, quel Corpo che prendiamo nel nostro corpo deve essere pegno di vita eterna.

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 31 maggio 2017

IL FASCINO DELLA ITINERANZA.


LA BELLEZZA DELLA ITINERANZA EVANGELICA 
          Uno dei temi che san Francesco gli stava a cuore, infatti lo troviamo anche nelle Regola bollata al VI capitolo, è proprio la itineranza come pellegrini e forestieri, andate nel mondo e proclamate il nome del Signore, proprio come sull'esempio di Gesù ai suoi discepoli che li mando a due a due a proclamare la sua Parola.
       Perchè Francesco sentiva forte questo desiderio di andare per il mondo per annunziare il Vangelo alle genti? 
      Oggi è cambiato un pò la modalità, prima si parte dall'interno e poi si va verso l'esterno, Francesco chiede con forza e con carità di Dio a non attaccarsi a nessun tipo di cose o di affetti per essere liberi di annunziare il Regno di Dio, questo richiamo anche un pò il senso della povertà non portate niente con voi se non il Cristo crocifisso, fa sempre paura quando si va in terre straniere, in ambienti nuovi e non fioriti dalla grazia del Signore, siamo chiamati ogni giorno a scoprire il Vangelo a testimoniarlo in ogni luogo, anche se ci fa paura a farlo. Nella mia piccola esperienza di itineranza fatta alcuni anni fa, ho sperimentato veramente la grazia del Signore, tra paura, difficoltà, rifiuti ma anche accoglienza, misericordia e letizia, in sintesi questa è stata la mia esperienza insieme ad altri giovani frati, non portando veramente niente se non la bibbia e le fonti francescane, ci si sperimenta una forza misteriosa che ti incoraggia ma nello stesso tempo di scoraggia, ma ciò ti aiuta ad affidarti completamente a Lui perchè non hai altro riparo se non Lui specialmente in posti a te sconosciuti, immergerti nella preghiera profonda, li dove ci sono contese, incomprensioni, rivalità ..., Francesco insiste tanto su questo argomento specie con i suoi frati a non attaccarsi ai ruoli o incarichi, luoghi o persone, ma con tutto ciò non bisogna abbandonarli, ed e molto difficile tutto ciò quando si vede quando ha potuto costruire di bene intorno a sè, ma l'uomo spirituale queste cose le conosce molto bene e sa che è una dura lotta da combattere e distaccarsi da esse, questo distacco costringe a riandare al vero motivo di una scelta di vita tanto impegnativa e bella che non può essere altri se non GESU' Solo e GESU' Crocifisso; tutto il resto viene dopo e come conseguenza e dunque non è assolutamente necessario o indispensabile! Nonostante ci siano grandi affetti, grande stima e relazioni profonde e sincere, però che in un certo modo ci tengono un pò bloccati, fermi, ed è qui ci manca un pò di quella libertà che aveva Francesco che cambiava luogo e gente, nonostante i tanti rifiuti ricevuti, proprio come Gesù, quante volte e stato rifiutato o rinnegato, cosi come san Paolo, ma anche della benevolenza e dell'accoglienza ricevuta. 
       Desidero concludere questa "prima" parte in maniera generica, forse confusa, con un racconto su come testimoniare il Vangelo nel essere itinerante, anche solo con la testimonianza di se stesso e di ciò che vive.
      "Un giorno Francesco usci dal convento e incontrò frate Ginepro, frate semplice , buono che egli amava molto, gli disse a frate Ginepro andiamo a predicare, li rispose frate Ginepro frate Francesco, padre lo sai che non ho istruzioni per fare ciò, cosa gli dico, ma Francesco lo convinse ad andare, girarono il paese pregando nel silenzio, salutando, sorridendo, accarezzando i malati, scambiare qualche parola, aiutando qualche donna a porta i pesi, dopo aver girato più volte il paese Francesco disse: torniamo in convento, frate Ginepro disse ma non dobbiamo predicare alle genti, Francesco rispose "lo abbiamo fatto tutto il giorno" gli disse sorridendo Francesco.
 Oggi non sempre si riesce a comprendere tutto ciò presi dalle cose da fare e problemi da affrontare e rimaniamo solo a quella che "ascoltiamo" alla domenica a volte lunga e noiosa, che poi non è mai noiosa ascoltare la Parola di Dio, bisogna avere amore anche per questo, quindi la itineranza francescana ci rende liberi dalle occupazioni quotidiane nonostante siano necessarie, e ci arricchisce della presenza del Signore e ci unisce strettamente a Lui per vivere con Lui nella vita eterna, nonostante le tribolazioni che si possano incontrare nella vita.     

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 15 marzo 2017

"I GRADI DELL'UMILTA' ", DIFFICILE MA NECESSARIA PER LA VITA SPIRITUALE.

IN CHE CONSISTE L' UMILTA'?
    Come possiamo attingere a questa grande virtù che a volte ci sembra cosi difficile da praticare? Anche se vediamo nei santi che la descrivono in maniera da poterla praticarla in un atteggiamento più o meno facile, ma ardua ai nostri occhi? 
Vediamo come ne parlano alcuni santi.
Percorriamo in maniera sintetica come la descrivono alcuni santi e come si distingue la vera umiltà di cuore, e l’umiltà della vanagloria.
Partiamo dai cinque gradi di umiltà di san Francesco di Sales:
Ä Il Primo Grado Dell’umiltà è:
la conoscenza di sé: che consiste nel conoscere le nostre povertà e miserie, ma non solo conoscerle ma anche riconoscerle c’è differenza fra queste, e cosa da poca fermarsi a conoscere solamente.
Ä Secondo Grado è proprio:
il riconoscere che significa dire e manifestare pubblicamente, ma va fatto sinceramente, non solo a parole, come si usa fare, a volte si ci comporta da falsi umili mentre si e gratificati quando ci lodano anche se lo neghiamo apparentemente.
Ä Il Terzo Grado è:
di ammettere e confessare la nostra pochezza e obbiezione quando lo scoprono gli altri: cioè che diciamo con convinzione che siamo un buon a nulla, ma se c’è lo dicono la prendiamo a male, invece, lì dobbiamo dare ragione per essere un buon grado.
Ä Il Quarto Grado è:
amare il disprezzo e rallegrarsi quando veniamo abbassati e umiliati: dobbiamo essere convinti di questo e contenti, bisogna accettare queste regole per poter vivere anche più liberi e distaccati dal raggiungimento dei primi posti.
Ä Il Quinto Grado:

è il più perfetto, ed il più alto grado di umiltà, non soltanto amare il disprezzo, ma desiderarlo, cercarlo e compiacersi per amore di Dio, e sono beati quelli che arrivano a questo livello.
           Vediamo adesso brevemente come alcuni santi  come un padre del deserto DORETEO dI GAZA distingue le varie forme che ci possono essere dell’umiltà:
          Dice Doroteo: due sono i tipi di umiltà, come anche due sono quelli della superbia.
Il primo genere di superbia è:
quando uno disprezzo e rende un nulla il fratello, e si ritiene superiore ad essi. Qui c’è il pericolo che sé non vigila subito su se stesso, succede che i suoi successi li reputa a se stesso ed esclude Dio, cosi giunge al secondo genere di superbia che si insuperbisce contro Dio.
Poi c’è una "superbia mondana e una monastica".
     La prima è: quando si insuperbisce contro il fratello per le sue qualità o virtù;
      La seconda quella monastica è: quella vanagloria per quei sacrifici che fa come il digiuno o le veglie.
Accade pure che ci si umili per la gloria.
        Dice Doroteo che se vogliamo essere superbi siamo superbi per le cose monastiche e non mondane.
Vediamo le due specie di umiltà:
       La prima consiste: nel considerare il proprio fratello più intelligente di noi stessi;
      La seconda è: di ascrivere tutti i successi a Dio.
Questa è l’ umiltà perfetta dei santi che nasce naturalmente dal cuore nel praticare i comandamenti che ci ha lasciati Gesù per poterlo seguire con libertà di cuore.
        Chiaramente dopo che Doroteo che ci ha illuminati sulle varie specie di umiltà ci avviniamo a comprenderla che cos’è questa umiltà e ci serviamo di un altro grande padre del deserto GIOVANNI CLIMACO, nella sua opera intitolata “LA SCALA”, Giovanni dice che chi lo vorrebbe spiegarlo a parole sembrerebbe difficile perché l’argomento e di grande intensità, quando alcuni di loro si radunarono per parlare su cosa vorrebbe dire umiltà ogni uno disse la sua, ma Giovanni non era soddisfatto delle risposte e cosi formulo la seguente definizione:
“L’umiltà è una grazia che si riceve nell’anima e di cui nessuno conosce il nome se non coloro che ne hanno fatto esperienza”; è il nome di Dio che e un suo dono: imparate da me - dice infatti- non da un angelo né da un uomo, cioè da me dalla mia inabitazione dalla mia illuminazione e la mia energia presenti dentro di voi, poiché sono mite e umile di cuore, di pensiero e di spirito, e troverete ristoro dalle lotte e dai pensieri, per le vostre anime.
        Arriviamo alla conclusione e vediamo l’importanza dell’umiltà e ci facciamo aiutare dai santi francescani da P. Kolbe, che la descrive come fondamento necessario per ogni virtù, non si stancherà mai p. Kolbe di dire che l’umiltà sta alla base del progresso spirituale, nella lettera ai confratelli del Mungenzai no Sono dice: “Solo conoscendo meglio noi stessi, il nostro niente, e le nostre debolezze, possiamo disprezzare realmente noi stessi e desiderare che gli altri ci trattino come meritiamo”.
PER P. KOLBE l’umiltà e la conoscenza di noi stessi, più ci rendiamo conto di quel che siamo, non che ci dobbiamo buttare ma rivolgere lo sguardo di gratitudine a Dio per tutto ciò che operiamo, per non dire l’esempio mirabile di frate Francesco che dell’umiltà ne fa uno stile di vita, infatti quanto dice che e il più vile di tutti ed il più piccolo di tutti, non lo dice per vanagloria ma lo dice convinto che veramente si sente piccolo, Francesco dice una grande verità, “l’uomo tanto vale davanti a Dio e niente più”, ecco i santi che più ci si avvicinano a Dio più ci si sentono indegni e peccatore; l’umiltà si incarna quando abbassiamo le difese del proprio “Io” e aumentiamo l’amore di Dio, e il desiderio di non essere nessuno per far regnare Dio nella nostra volontà, e non la nostra volontà che regna in noi.

Dice san Paolo : << Io diminuire e lui crescere>>.
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 8 marzo 2017

DESIDERARE I FRUTTI DELLA QUARESIMA.

I FRUTTI DELLA QUARESIMA

       Siamo entrati nella prima settimana di Quaresima ed i Vangeli di questi giorni sono veramente una grazia particolare per un cammino di conversione, abbiamo ancora alcune settimane per riflettere  sul nostro cammino di fede, approfittiamo ancora per conoscere ancor di più la nostra appartenenza a Cristo.
       Quali dovrebbero essere i frutti di ciò che ogni Quaresima ci indica di fare, siamo ancora all'inizio, ma il desiderio dovrebbe essere già oltre, in quel uomo nuovo risorto con il Risorto, uno dei frutti secondo il mio parere è il desiderio di cambiare e valorizzare lo stile di vita quotidiano e spirituale. Come si attua questo? Conoscendo se stessi nelle proprie qualità o doni, ma anche nelle proprie debolezze, nelle passioni disordinate. Nel sapere cosa cerchiamo nella vita, cosa conquistare nella vita, o quali sono i miei interessi egoistici, personali, al bene comune e il valore che gli do a questi progetti e cosa sto facendo per migliorargli, è non sempre e facile entrare in se stessi e toccare quella fragilità di noi stessi perché lì c'è il cuore pulsante di tutto, se non inizio da lì, una volta capiti e accettati, cosa non sempre facile perché il rinunziare a se stessi o morire a se stessi non è mai facile, una volta fatto questo passaggio si desidera poi perfezionarsi nell'amore. Il linguaggio inizia a cambiare perchè sente l'esigenza di avere un tono più mite, più dolce, costruttivo, accetta l'altro con più amorevolezza, anche se non li piace come persona o per quello che fa, non cerca discordie ma cerca sempre parole di bene, questo non vuol dire giustificare o cose simili, magari lo lascia per la sua strada, ha un desiderio più profondo di conoscere Dio, ha un approccio diverso della Sacra Scrittura magari approfondisce qualche brano, cerca modi di crescere più caritatevoli che non è essere gentili al momento, ma uno che si presta all'altro, che si dona all'altro si abbassa per risollevarlo, questo non vuol dire essere sottomessi o cose simile, approfondisce il senso della preghiera fino ad essere il suo stile di vita, supera le contraddizioni, rimprovera e non rinfaccia sia il bene ricevuto che il male, allontana i Vizi capitali perchè pian piano non si riconosce più in esso, è un morendo giorno per giorno sapendo riconoscere in quei atteggiamenti che ormai non li appartengono più di migliorarsi e trasformali; è un cammino lungo ma deve essere costante, graduale e perseverante, accettare le cadute, le sconfitte e i fallimenti, ma in tutto questo ci deve essere la forza di volontà perchè ha deciso di cambiare rotta, si e stancato del solito vivere mediocre, apparente, conflittuale, e via dicendo, in quel momento inizia una nuova avventura, apre gli occhi verso l'orizzonte, cerca di recuperare tutto ciò che lì era ombrato, questo lo si attua solo con il desiderio e la volontà di cambiare e realizzarsi nel Signore perchè ha scoperto un mondo vero, leale, sincero e vitale. buon cammino a tutti ci sentiamo al prossimo blog.    
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 1 marzo 2017

LA QUARESIMA DESIDERIO DI....


QUARESIMA... UN PERIODO DI ....

Oggi Mercoledì delle Ceneri inizia il tempo di Quaresima, il tema della quaresima e molto vasto, è un tempo per ogni cosa, un tempo per riconciliarci, un tempo di crisi, un tempo per riflettere, un tempo di ricordarci chi siamo, un tempo per ascoltare, un tempo pregare, è un tempo per rinnovarci interiormente ed esteriormente, i frutti di questo tempo possono essere tanti, potrebbe essere un tempo per riscoprire tante cose sull'essere cristiani, capire il valore del dono della vita, potrebbe essere un tempo per salvare tante anime che hanno perso la fede, la fiducia, la speranza, la gioia, di essere dei credenti, forse per il non esempio dato, per le delusioni, per le sofferenze e per le varie tribolazioni che ogni giorno, se non si è ancorati a Cristo si fa sempre più fatica a credere e avere fiducia negli uomini, i "mezzi" se si possono chiamare cosi della quaresima ossia il digiuno, come sappiamo non è solo quello del cibo, ma anche il digiuno di linguaggi non costruttivi, o legati a interessi, egoismi, la preghiera che ci aiuta a saperci fidare di Dio, ad entrare nel suo progetto di pace e serenità, ci aiuta a comunicare con tutti, ci aiuta ad avvicinarci a tutti amici o nemici, il primo nemico come sappiamo siamo noi stessi tra il bene e il male, tra il desiderio di convertirci e la tentazione delle nostre passioni, la preghiera ci aiuta a farci sentire figli di Dio e amati come figli del Padre, la preghiera ci aiuta a conoscerci per quel che siamo e non per quello che crediamo di essere, la preghiera ci aiuta a riscoprire la fede di cui facciamo parte, la preghiera ci aiuta a comprendere il valore immenso della vita, la carità invece ci potrebbe aiutare a riscoprire il valore dei sentimenti, del perdono, della misericordia, della mansuetudine, ci potrebbe aiutare a piegarci sull'altro e nel tacere del nostro "io" che tende a voler essere sempre il migliore di tutti e di tutto, ci potrebbe aiutare ad avvicinarci al nostro prossimo con gratitudine e senza interessi, ci aiuta ad amare persone e cose per comprendere il valore di esse che non ci e dato per scontato, ci potrebbe aiutare a migliorare la nostra vita spirituale, ci porterebbe ad un rapporto più reale e sincero con tutti, quindi questi tre grandi strumenti dati quanti frutti potrebbero darci in un futuro, non sarebbe reale dire subito ma con impegno e perseveranza nel tempo e nella costanza, è porterebbero tanti altri frutti ancor più maggiori se fatti con amore e umiltà, in questo periodo c'è ne saranno di cadute e ricadute, ma rialziamoci sempre, senza perdere la speranza, prendiamo l'esempio di Gesù che ben tre volte e caduto sotto il peso della croce è in quelle cadute ci siamo noi, ma sempre si e rialzato con fiducia, poi e stato anche aiutato, quindi non saremo mai soli o abbandonati, ci sarà sempre chi ci asciugherà le lacrime e a consolarci nella sofferenza, se ci facciamo scoraggiare diamo spazio al nemico che in questo periodo si scaglia con tutte le sua astuzie più intelligenti e mascherate da buone azioni, ma tutto ciò scritto fin d'ora si realizzerà solo ed esclusivamente se noi lo vogliamo, se la nostra volontà di abbandonarci in Lui per vivere in Lui e testimoniarlo lo vorrà fare, Dio non agisce se l'uomo non vuole aderire a ciò, a Dio nulla e impossibile se io lo desidero, se è veramente quello che cerco, che bramo, che desidero, se poi voglio vivere con Dio ma nello stesso tempo voglio vivere per me stesso non sarò mai libero di amarlo e di permettergli di guidare la mia vita, approfittiamo di questo lungo periodo per chiedergli la grazia di seguirlo se il mio cuore lo desidera, ci vorrà tempo ma anche la volontà di farlo senza paura, buon cammino a tutti voi carissimi preghiamo a vicenda perchè è l'arma più potente per poterci avvicinarci come figli di un unico Padre.
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 22 febbraio 2017

"VIENI E VEDI" SAN FRANCESCO LO HA FATTO E TU?

"VIENE E SEGUIMI" SAN FRANCESCO LO HA FATTO!

     Continuiamo il nostro viaggio con il nostro bravo "Venite e Vedete"
         Gesù ci offre di fare una esperienza, con Lui, come dire volete vedere dove abito, venite a fare una esperienza, quello che si fa per chi vorrebbe intraprendere o al massimo una esperienza vocazionale o semplicemente conoscere la vita religiosa o contemplativa, cioè Gesù è di poche parole, offre la concretezza, “vieni”, “guarda” e poi rifletti e annunci ciò che hai sperimentato, anche San Francesco lo dice quando predicate siate semplici, concreti e brevi, ciò che hai vissuto, certo la proposta di Gesù e unica non è come tante altri incontri che si fanno a volte anche giusto per far piacere, e da quella esperienza che nasce la gioia di stare con il Signore e rimanere con lui, è chiaro che Seguire Gesù c’è bisogno di abbandonare i remi dalla nostra barca e remare insieme con quelli della barca degli apostoli, non bisogna cercare se stessi ma cercare ciò che piace a Dio, cercare se stessi vorrebbe dire riconoscere tutta la sua capacità di sapere fare le cose con la propria capacità e non con l’aiuto di Dio, invece cercare Dio vorrebbe dire il saper riconoscere i doni che mi da per le capacità che posso avere, che devono avere come scopo la salvezza delle anime, e no la propria gratificazione.
             Francesco e l’esempio più bello in questo modo, Francesco non ha mai cercato se stesso, ma accettato l’esperienza che gli ha fatto Gesù, “vieni e vedrai” cose più grandi, Francesco a rinunciato a tutto per cercare dove abitava Gesù è lo ha trovato.
             Dove colleghiamo Maria in questa ottica, potremmo dire che Maria la madre di Gesù e stata la prima ad andare dietro a Gesù, a seguirlo a vederlo, li è anche costato vederlo morire, Maria ha fatto l’esperienza concreta di che significa seguire Gesù, l’incontro con il Bene, tutto il Bene, nasce quindi da questa esperienza d’amore che si e fatta, questo credere, questa fede di seguire Gesù deriva proprio d’averlo visto e incontrato, e fatto esperienza di lui. 
            Se nel vostro cuore sentite una fiamma non abbiate paura, fate una esperienza sull'invito di Gesù vieni e vedi, seguire Gesù è il seguire la via della gioia e della salvezza, l'obbiettivo vivere nella vita eterna con Lui. 
Non ci scoraggiano le tribolazioni ne i sacrifici, il vostro impegno sarà esaltato nel regno dei cieli.

Il Signore ti dia pace e gioia!

MEDITAZIONI

MEDITARE... Alcune semplici riflessioni sulla vita, per ritrovare serenità e armonia se stessi e con gli altri.... Illuminaci con la...