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mercoledì 25 maggio 2016

Concludiamo la figura del padre spirituale.


CONCLUDIAMO LA FIGURA DEL PADRE SPIRITUALE E LA SUA IMPORTANZA PER UN CAMMINO DI FEDE.
In queste settimane abbiamo cercato di sottolineare i punti principali per l'importanza di un cammino spirituale con il proprio direttore spirituale e la sua importante figura, adesso vogliamo concludere in maniere sintetica questo argomento che oggi si fa un pò di fatica a farlo.
La caratteristica principale nel discepolo, figlio/a spirituale, l’abbiamo già detto, è l’obbedienza e un cuore umile e che sappia ascoltare: rinunciare totalmente, anche se occorrono anni, non si pensi che un cammino spirituale si abbiano i frutti nel primo giorno, per riuscire ad avvicinarci a questo obiettivo, alla propria ragione e alle proprie ragioni, in poche parole bisogna abbattere la propria dimora e costruirla con le pietre di Dio. Quella principale del padre spirituale è di configurarsi  a quello che dice Gesù di sé: “imparate da me che sono mite e umile di cuore!”, per aiutare il figlio a vivere quell’obbedienza nella libertà dello spirito, compito molto delicato e difficile a volte, ad ottenere un cuore che sia umile, che non si fondi  sulle proprie qualità, ma  che impari ad innestare le proprie qualità sul dono di Dio, sulla sua Parola e incarnarla giorno dopo giorno.
       Forse la caratteristica che più parla ai cuori oggi è che un padre nello spirito sia un uomo mite, non si stupisca di nulla, non giudichi mai, custodisca la bellezza dei cuori al di là delle apparenze e delle frustrazioni personali e faccia sempre riferimento alla potenza di Dio che suscita la vita, deve far crescere il suo discepolo nello spirito e dare esempio in prima persona come persona spirituale e uomo di Dio.

Un tal tipo di mitezza non si può perseguire come fosse una qualità da ricercare: non è merce che si possa acquistare al mercato, e uno stile di vita che deve esprimersi negli anni seguace del Signore e pieno di fede e un uomo libero dalle proprie passioni.     E’ l’espressione invece, insieme a quella gioia di cui parlavamo sopra, dell’effetto dell’abitazione dello Spirito del Signore in noi. E quando ci è dato di incontrare quella ‘mitezza’ in qualcuno, ci può tornare persino la voglia di diventare santi! Nella nostra tradizione credo sprechiamo troppo tempo per spiegare come si deve agire bene, come si deve evitare il male, ma quasi mai sprechiamo tempo ed energie per far desiderare il Signore, basterebbe anche un semplice atteggiamento quotidiano che rispecchia un atteggiamento che riguarda Gesù, anche semplicemente il suo stile di parlare senza finzioni evangeliche. 
Quando predicava, san Francesco diceva forse delle cose semplici, come ovvie, ma sicuramente faceva desiderare il Signore. E solo un uomo inabitato dal Signore può far desiderare il Signore, chi è innamorato si abbandona all'amato dei suoi desideri. Così è del padre spirituale. Sebbene, in termini concreti, il più delle volte il ministero dei padri spirituali sia consistito nel partecipare ai dolori e alle sofferenze dei cuori, tuttavia proprio in ciò i cuori, sentendosi accolti, venivano consolati.



Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 18 maggio 2016

VIVERE IL VANGELO FUORI DALLA COMUNITA' CRISTIANA.

             
   VIVERE IL VANGELO IN UNA COMUNITA' "DIVERSA" DA QUELLA CHE SI VIVE O SI CREDE.
        Nel blog precedente abbiamo cercato di trasmettere almeno spero, qualche emozione che si e provato a stare in quei luoghi, e ci siamo lasciato nel presentare una piccola luce che cerca di tenere accesa quella antica tradizione, quella radice chiamata cristianità dei primi secoli.
              Bisogna ammirare il coraggio di questi religiosi, pur essendo piccole ombre in una terra cosi affascinante ma a volte difficile, per il disaggio che a volte che vivono, il non poter testimoniare il loro stile di vita e la scelta di aver intrapreso la via di Cristo; Più volte ci hanno raccontato che il vivere il Vangelo e forte, infatti nel nostro Paese dove il cristianesimo e diffuso e convive con altre religioni diamo tante cose per scontato, ad esempio le religiose partecipano alla santa messa solo se arrivano gruppi cattolici o una volta al mese quando arriva il sacerdote da fuori, e in più critichiamo pure, l'invito che facevano i religiosi in quelle terre era proprio andare a sperimentare cosa significava vivere il Vangelo in quelle terre, dove era facile che ti sentivi isolato, escluso, allontanato, deriso, per la tua scelta di vita ma nonostante ciò rispettato se riuscivi a penetrare e a farti accettare nella loro logica, ma senza calpestare nulla. Queste sono esperienze che almeno una volta nella vita bisogna sperimentarle, ma cercare anche di viverle ed entrare nei loro panni e vivere proprio da pellegrino, è posso dire che la nostra guida in questo è stata meravigliosa. 
           In quei luoghi si rafforza la fede, si mette alla prova la fede, si ci rapporta con un mondo nuovo, ad esempio quando non si conosce la lingua e si va in panico, ci vuole una volontà decisa di affrontare questa nuova avventura e impegnarsi ad accettarla, vivere una esperienza che non sia la tua è un arricchimento interiore molto prezioso, e poter accettare anche l'altra "diverso" ma uguale a te, che vive un stile diverso, senza pregiudizio ne condanne. 
       Vivere il vangelo in una comunità uguale ma "diversa" aiuta a comprendere il valore e l'importanza di ciò che stai vivendo, qui non si tratta di essere o non essere sapienti o intelligenti o altro, ma, il sapersi porsi nel dialogare, confrontare, relazionarsi, ed in quei giorni abbiamo fatto questa esperienza, con persone nate in quei posti da cui poi e nata una bella relazione, addirittura ci hanno offerte ciò che stavano cucinando in quel luogo per noi abbandonato, e far una foto insieme, oppure mentre loro, (in altro luogo), cercavano di vendere qualcosa li abbiamo invitati a mangiare con noi, con un semplice panino, felici, e poi li abbiano anche accontentati nel comprare qualcosa, nonostante che siamo di diverse religioni, culture, ragione, abbiamo fatto esperienza di comunione fraterna, quindi diversi ma uguali nella comunione fraterna, Gesù non ha fatto cosi con i pubblica e i farisei. 
         Sono sempre convinto che quando c'è rispetto reciproco e non si invade la propria cultura per imporre la propria, si può creare un ponte, diverso ma comunque rimane un dialogo aperto.
         Spero tanto di non avere confuso le idee e creare polemiche inutile non bisogna prevalere sull'altro ma accettarlo e poi dialogare insieme. Pace e bene.   

Il Signore ti dia pace e gioia!

giovedì 12 maggio 2016

Nei luoghi degli atti degli apostoli.

CONOSCERE SAN PAOLO SUL CAMMINO DEGLI APOSTOLI.
       
            Dopo un lungo desiderio di conoscere e toccare con i propri piedi e vedere con i propri occhi dove "l'Apostolo delle genti" cosi chiamato San Paolo ti Tarso, Saulo prima della conversione, colui che una volta era colui che perseguitava i cristiani che poi divenne l'esempio mirante per i cristiani dopo la sua conversione e si fece soldato di Cristo fino ad offrire la propria vita per i cristiani.
                 Era il 22 aprile che partirono cinque voli per poter raggiungere l'aereoporto di Izmir (Turchia), un gruppo formato da coniugi, da laici, da consacrati, sacerdoti e una suora provenienti dalle varie parti dell'Italia e dalla Slovacchia, il programma e stato molto impegnativo e vasto, ma meraviglioso per chi e innamorato di quei posti e della storia del cristianesimo e il suo inizio.
            Descriviamo brevemente questi luoghi, in ogni luoghi, purtroppo per noi abbandonati, abbiamo cercato di far rivivere celebrando la santa Messa e letture di spiritualità, per far rivivere quei luoghi per quello che una volta hanno visto, ascoltato la Parola di Dio attraverso santi pastori come san Basilio, Pacomio, san Paolo, gli apostoli, leggendo in ogni luogo o in viaggio un testo patristico, spirituale, biblico, che ci aiutava ad entrare e ambientarci in quei luoghi che hanno visto nascere le prime comunità cristiane, che con le vicissitudini della storia e delle varie epoche hanno visto trasformazioni totali, di culture, religioni e mentalità. Siamo partiti dalla Cappadocia, un luogo meraviglioso dove sono vissuti i famosi "Padri della Cappadocia" alcuni sopra nominati, i primi monasteri, dove e iniziata a svilupparsi la vita anacoreta, a Smirne i villaggio dove San Paolo ha scritto le sue lettere alle sette chiese, Antiocchia, Efeso .., in quei luoghi dove sono stati martirizzati i primi apostoli come Filippo, passando per quella che era chiamata la via Romana, interessante anche conoscere i personaggi come gli imperatori Tiberio, i vari templi dedicati agli dei, come ad Apollo, i popoli chiamati Ittiti, e qua parliamo di migliaia di anni trascorsi, dove la Chiesa inizia a fare i primi passi con i Concili di Efeso, di Nicea, dove viene affermato che Maria è la Theotókos, la madre di Dio,
Il Concilio di Efeso, nell'anno 431, condannò le sue tesi e, affermando la sussistenza della natura divina e della natura umana nell'unica persona del Figlio, proclamò Maria Madre di Dio. Insomma in quei luoghi tra miti, dei e religiosità che faceva fatica a crescere proprio per la fede in Cristo porta ad avere piena fiducia in Lui, invece, delle mentalità pagane dedicate agli dei che portavano a un dio che non poteva salvare, un'altra miniera di storia sono stati i siti archeologici, magari ne parleremo nel prossimo blog, anche della piccola luce che alcune suore e frati cercano con fatica a tenere accesa quella piccola fiamma di cristiani in quei luoghi. Desidererei che rimaniamo con il desiderio che quei luoghi insieme a quello della terra di Gerusalemme possano far si accrescere il desiderio di amare le origine del cristianesimo.






Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 4 maggio 2016

ESSERE BENEDETTI DAL PADRE SPIRITUALE

 La benedizione del  padre spirituale.

Si e facile pensare che per credere non bisogna ragionare, cioè devo credere a chi do fiducia specie nella guida spirituale, ma è anche importante saper ragionare con la propria mente ciò che mi consiglia. Sarà anche vero, ma sicuramente bisogna riflettere molto, pensare tanto ovviamente senza a stare a girare e rigirarsi intorno a se stesso ma avere una mente aperta. Noi pensiamo troppo poco, a volte siamo superficiali o sbrigativi per non perdere tempo, diamo per scontate molte cose della nostra vita e in modo stupido cioè a volte ci complichiamo che poi in sostanza e molto più semplice di ciò che pensavamo. Il nostro cuore non beve tutto, ha molti motivi di riflessione.          Esercitiamoci nella consegna della fede nella linea che indicano i padri o il tuo padre spirituale, e ci accorgeremo che il nostro modo di riflettere acquisterà una luminosità che ci scoprirà continuamente cose nuove nella vita, che prima non vedevamo eppure erano sempre li davanti ma ci giravamo intorno.

       Ora non siamo più abituati, nessuno ce lo insegna più e nemmeno forse saremmo pronti ad accettarlo, a volte non vogliamo neanchè che qualcuno ci insegnasse, ma poterci disporre in obbedienza al punto da non fare nulla senza la benedizione del proprio padre spirituale, ci libererebbe spazi interiori incredibili. Nella nostra tradizione, spesso  prima di fare un’azione si insegnava a fare un segno di croce o pronunziare una benedizione. Qual era il senso? Ogni realtà della vita si presenta come piatta, dentro un guscio. La croce spezza quel guscio e ti fa entrare nei significati più reconditi e misteriosi, assai più consistenti, della vita e del nostro cuore.       Se si agisce così e per ogni azione che facciamo, per ogni pensiero che sorge, chiediamo questa benedizione, si apre un mondo completamente nuovo, spazioso, dove si rinnovano le energie del cuore. Di questo abbiamo oggi bisogno nel cammino spirituale, credo sia questo ciò che più di tutto  cerchiamo, vivere in armonia con se stesso con serenità e apertura di mente alla novità. 

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 20 aprile 2016

Come agire di fronte al dubbio.

Di fronte al dubbio…una scelta di campo.


Quante volte per le vicisitudini della vita, o per l'incarico che svolge o per le responsabilità verso gli altri, abbiamo spesso dubbi, come anche nel campo spirituali quante volte capita chiederci chi stiamo seguendo, come lo stiamo seguendo, e perchè lo desideriamo seguire, e se non abbiamo questi dubbi e diamo tutto per scontato o per superficialità non è un cammino spirituale affascinante ma già realizzato con le proprie logiche, ecco allora l'importanza del padre spirituale o direttore spirituale che fa luce, illumina e interroga l'intelletto.
Quindi, quando siete tormentati dai dubbi, dalle resistenze interiori,  faccio bene o faccio male, dall’inettitudine, dalla debolezza, come reagire, come uscirne? La tradizione insegna:  “per le preghiere (o consigli) del mio padre spirituale”! E’ sufficiente. Non fare leva su nient’altro. Questo affidamento è gradito a Dio e ci ottiene la grazia. 
Spesso voler vincere un difetto o superare una contraddizione si risolve più in vanità personale che in un sincero amore, io basto a me stesso. 
Spesso la nostra preghiera non funziona, perché è vissuta come lo strumento per vincere il nostro dubbio o il nostro peccato. 
E se proprio Dio volesse farci attendere? Spesso siamo tentati a volere tutto e subito!  Quando ti affidi al tuo padre (‘per le preghiere del mio padre’) è come se ti consegnassi, ti fidassi della provvidenza di Dio per te… e sei nella pace, anche quando triboli. Potremmo porci la domanda nel seguente modo: Da che parte vuoi stare? Io sto dove sta il mio padre,  io sto con lui, nonostante tutto. La grazia non tarderà.


Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 13 aprile 2016

Come riconoscere il progetto di Dio in noi?

Quale via di Dio per noi?

Quante volte ci siamo chiesti e ci chiediamo, in particolare coloro che fanno un cammino spirituale, un discernimento vocazionale, un cammino di conversione, diciamo quali sono i progetti che Dio ha per noi e come poterli comprenderli? Continuiamo il nostro cammino cercando di capire la figura del direttore o padre spirituale.
Iniziamo con un esempio pratico e reale come due innamorati che poi il cammino spirituale e un cammino da innamorato.
Se mi sento attratto da una persona  è perché intuisco che nell’ incontro con lei il mio cuore riceve il compimento di quello che desidera (e questo è bello! Il cuore parla e e vive dei sentimenti). Ma se poi io mi servo dell’altro per colmare il mio bisogno quindi non più un desiderio, per cercare la mia felicità, io non sono più capace di amare e se non amo, non posso più trovare la felicità e resto fregato…. e l’altro ancor di più, quando si parla di interessi personali e no di amore come condividere. E’ una legge costante, nella vita sentimentale e nella vita spirituale, con gli uomini e con Dio. L’uomo soffre immensamente di questa situazione. Anche nel cammino spirituale, con Dio, si attiva lo stesso meccanismo. Come venirne a capo? Se non si è accompagnati da qualcuno che abbia già conosciuto e la sofferenza di questa situazione e la via d’uscita, tutto è tremendamente complicato e l’uomo alla fine si arrende ecco la saggezza e l'esperienza di padre spirituale che vive di preghiera.

E’ strano come noi immaginiamo l’amore e l’incontro con Dio;  ci attendiamo una ‘beatitudine’ in cui stare come rapiti. Invece, tutte le grandi realtà della vita comportano un aspetto angosciante, non nel senso di un’oppressione mortificante, ma nel senso di una partecipazione drammatica, di una solidarietà nel patimento di ingiustizie e sofferenze. Dio non vive un amore ‘beatificante’ nei nostri confronti, eppure è appassionato e totale nella sua benevolenza. E’ l’amore dell’angoscia santa di Gesù: “sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (Lc 12,49). La missione alle genti della chiesa vive proprio degli echi di questo grido che attraversa il mondo e la storia. E’ la stessa tensione apostolica, identica alla tensione del desiderio di Dio, compiuto da Gesù e comunicato dallo Spirito Santo; è la stessa tensione dei cuori che, mentre sono condotti a Dio, sono guidati a diventare solidali con l’umanità finché il regno di Dio si compia, finalmente. La tensione di una gioia che non si dà pace finché tutto in noi e tutti, fino agli estremi confini della terra, vivano la stessa realtà. Non può esistere un amore che non solidarizzi con la sofferenza di chi subisce l’ingiustizia. Ma quale cuore non subisce ingiustizia o violenza? La via di Dio è proprio quella che allarga la capacità dei cuori di vivere questa solidarietà stabilmente, nel profondo, in modo che tutto ciò che di cattivo e di avverso ti sopraggiunge non ti sposti più, non ti vanifichi la ‘perfetta letizia’, segno di quella gloria di Dio che risplende al di sopra di tutto è qui san Francesco ci fa da maestro che ci fa capire qual'è questa perfetta letizia non e il saper fare o essere, ma il saper amore e accettare per amore di colui che ci amato e si è donato in maniera gratuità per risorgere e vivere nella gloria e nell'amore senza fine.

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Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 6 aprile 2016

Le dinamiche e il rapporto tra padre e figlio spirituale.

Il rapporto e le dinamiche che si attivano tra padre o direttore spirituale con il figlio/a spirituale. 


Vorrei limitarmi a qualche indicazione di fondo tra la relazione o dialogo o incontro con il padre spirituale o direttore spirituale, a differenza del confessore, bisogna distinguere le due cose per fare un buon cammino spirituale, potrebbe essere anche la stessa persona, ma deve avere un diverso atteggiamento. 
Anzitutto la rinuncia alla propria ragione e alle proprie ragioni, alle proprie logiche, alle proprie difese, al suo modo di vedere e come un consegnarsi all'altro e questa e la responsabilità più alta per un per un direttore spirituale, saper portare la propria anima quel del figlio/a spirituale e non discepolo che bisognerebbe distinguere anche questi termini, sulla via della santità.
 La regola di fondo si può ridurre a questo: nessuno di noi, ma per natura umana, per quanto desideri il Signore, che lo ami, lo segui nella spiritualità a cui più e attratto nel mio caso quella di san Francesco di Assisi, ma qualsiasi spiritualità, l'importante e cercare di imitare il Signore e vivere la sua parola nella vita quotidiana, per quanto desideri il paradiso, la vita eterna, la gioia vera, la felicità infinità, per quanto desideri l’amore di Dio, che ci ama sempre nonostante le nostre scelte che ci da la libertà di scegliere e di viverle, ha il coraggio di lasciare completamente se stesso, lasciare il proprio io, i propri interessi, i propri sogni, progetti e tanto altro e la cosa più difficile.       Noi desideriamo il frutto che verrebbe dopo aver lasciato completamente se stessi: chi è che non vuole avere un cuore completamente puro, tutti lo desideriamo ma alla proposta di viverlo ci blocchiamo un pò invece di essere spinti a farlo, chi è che non desidera avere un cuore talmente pieno d’amore da poter incendiare il mondo? Cosi come dicevano alcuni grandi e mistici santi, che poi alla fine del loro vivere questa ricerca dell'amore di Dio su questa terra lo hanno fatto in una maniera meravigliosa.

     Ma le condizioni per arrivare a questo, siamo disposti a viverle? E qui ci si gioca tutta la nostra vita, la nostra adesione a Dio, la nostra sequela a Lui, il conformarci a Lui. 
     Soprattutto per noi occidentali ciò che sembra quasi impossibile fare è rinunciare contemporaneamente alla nostra ragione e alle nostre ragioni. Ad esempio, se uno mi incontra per strada e mi dà del cretino, io mi arrabbio, perché mi sento offeso, ma, ricordandomi del comandamento evangelico, cercando di essere generoso, non contrattacco, ma non devo avere neanche nel cuore  risentimento, ma amarlo e pregare Dio che possa avere uno sguardo diverso verso di me. Se però lo incontro una seconda volta e questi mi rincara la dose, farò una fatica enorme ad osservare il comandamento “non adiratevi … siate miti con tutti”, almeno che non abbia nel cuore una cosi grande passione di amare il Signore e perdonare come il Signore ci dice sette volte settanta, allora ci manteniamo. Normalmente, se vogliamo seguire il Signore, la soluzione la cerchiamo nell’ordine dello sforzo cercando di compattare la propria volontà su quell’obiettivo. Per quanto però ci sforziamo di compattarci, il massimo risultato sarà di non rispondere male, ma tenere il cuore pulito ci sarà impossibile, perché ognuno , vorrebbe avere la sua giustizia o rispetto o altro e non perché il nostro cuore non abbia la possibilità di accedervi, ma perché sceglie la via sbagliata....... Alla prossima c'è ne già tanto da riflettere.

In questo video fa comprendere cosa sia la vita spirituale e le sue dinamiche.

Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 23 marzo 2016

Preghiera per il triduo pasquale.

     PREGHIERA PER VIVERE INTENSAMENTE IL TRIDUO PASQUALE.
By fr. Luciano 
Donami di contemplare,
 il tuo volto sofferente, ma, sereno perché vive in Dio Padre; sofferente dall’ esterno dal punto di vista umano, 
ma ricco di gioia internamente.
Donami   dì  adorare
quelle piaghe che sono state fatte per me.
 Concedimi   di   lavarmi
con quel prezioso sangue offerto per me, 
per far un patto eterno.
 Lasciami   baciare
 quelle spine che ti pungono per i miei peccati.
Che io possa abbracciare  quelle braccia aperte in segno di donazione.
Donami di meditare
la ferita del tuo costato in segno della chiesa nascente in remissione dei  peccati e della vita nuova scaturita dal battessimo.
Fa che possa comprendere
il tuo corpo nudo in segno della nudità dell’uomo.
fammi comprendere
la forma della croce come simbolo della più crudele morte.
donami di contemplare
come pendi dalla croce per comprendere che per arrivare alla gloria bisogna innalzarsi da terra.
Accettare la croce è accettare di vivere con Dio padre nella gloria.
 ora abbiamo il tuo corpo tra le nostre mani, beviamo il tuo sangue; donaci di sentire la tua presenza viva in mezzo a noi, saper gustare il tuo soave corpo nel nostro misero corpo.
 Donaci di capire
la possibilità che ci hai dato di dialogare liberamente con te  è sicuri di essere ascoltati; 
Sentire il profumo del tuo sangue che invade il nostro corpo impuro e corrotto.
Sentire il tuo corpo che brucia come fuoco ardente la mia infedeltà, il tuo spirito che mi purifica da ogni sozzura.
Solo cosi so ti averti contemplato.     
                                                                                                               
  
Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 16 marzo 2016

Rimanere in raccoglimento.


CONSERVARE IL CALORE E IL RACCOGLIMENTO 

       Non appena ti svegli al mattino, cerca di raccoglierti interiormente e di suscitare in te un sentimento di calore. Questa deve essere considerata la tua situazione normale: non appena essa cambia, puoi essere certo che qualcosa nel tuo intimo non è in ordine. Dopo che al mattino sei riuscito ad ottenere questa condizione di calore e di raccoglimento, devi svolgere tutti i tuoi compiti in modo tale da non distruggere quest’ordine interiore e, non appena ne hai la possibilità, fa’ ciò che è in grado di favorire questa condizione. Non far mai nulla che possa distruggerla, significherebbe diventare nemico di te stesso. Datti invece come regola la conservazione del raccoglimento e del calore, restando con il pensiero rivolto a Dio. Questa sola cosa ti indicherà poi ciò che devi fare e ciò che invece devi fuggire. 
     La Preghiera di Gesù è un aiuto potentissimo in questo. La sua pratica dovrebbe diventare così a abituale da essere ripetuta incessantemente nel più profondo del cuore. Ma quest’abitudine non prenderà piede senza uno sforzo costante. Se ancora non hai quest’abitudine, devi metterti al lavoro immediatamente. Ho l’impressione che tu la pratichi solo quando reciti le orazioni previste: la Preghiera di Gesù ha certamente il suo posto anche lì, ma devi praticarla incessantemente mentre sei seduto e mentre cammini, mentre mangi e mentre lavori. Se non è saldamente radicata nel tuo cuore, lascia perdere qualunque altra cosa e pratica unicamente la Preghiera di Gesù, finché non si sia fissata in te: questo compito è molto semplice. 
           Resta in piedi o siediti in atteggiamento di preghiera davanti alle icone e riporta la tua attenzione dove c'è il tuo cuore, poi, senza fretta, recita la Preghiera di Gesù ricordandoti costantemente della presenza di Dio. Continua così per mezz’ora, un’ora o anche di più: agli inizi sarà un pò duro, ma una volta presa l'abitudine, ti verrà spontaneo come il respiro. 


Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 9 marzo 2016

PRETESTI PER NON PREGARE.

Pretesti per sfuggire alla preghiera

Come ben sappiamo la carne dell'uomo ha desideri contrari al suo Spirito come ci ricorda san Paolo nella lettera alla comunità dei Galati (cf. Gal 5,17). Essa la carne con le sue logiche e passioni non può trovare ri­poso nella preghiera, in particolare nella preghiera sincera, pura, perché questa implica il rinnegamento di sé e la morte delle passioni, dei desideri e delle false speranze di questo mondo... Per questo il corpo inventa mille pretesti per sfuggire alla preghiera: pretende di essere malato, debole, di avere mal di testa, alle articolazioni, alla schiena, di avere un gran bisogno di dormire, quante altre ne sappiamo anche se abbiamo tempo ma non la voglia. Se, nonostante questo, ti costringi a pregare, il tuo corpo cerca di abbreviare la preghiera e di pensare altre cose in questi casi la preghiera e solamente un formula, giusto quei due minuti e via. Invece se perseveri nella volontà di compiere la preghiera quella vera, profonda che instauri un vero rapporto con Dio fino in fondo, il corpo cerca di sfuggire nel vero senso della parola: la lingua s'ingarbuglia, l'attenzione si allenta e divaga qua e là, il pensiero si appe­santisce. Il tuo “io” cerca il pretesto del corpo per sottrarsi alle parole della preghiera, poiché esse comportano la sua morte. 
Questi sintomi gravi che appaiono a chi veramente si vuole mettere in contatto con il Signore attraverso la grazia della preghiera e dell'ascolto della sua Parola, non compaiono nelle pre­ghiere farisaiche, che sono fredde, chiuse e che non producono calore all'anima, sono compiute per ricevere la ricompensa dagli uomini, cioè per attirarsi le loro lodi o la loro ammirazione. Anzi, il corpo si adatta bene a una tale preghiera: si alza presto per farla in pubblico e non prova nessuna fatica a restare in piedi per lunghe ore davanti agli uo­mini, perchè poi il premio sarà di essere stimato e di essere soddisfatto di sentirsi a posto per la sua bravura.
Ci ricorda l'evangelista Giovanni che sapendo ciò che c’è in ogni uomo (cf Gv 2,23), il Signore ci ha messo in guardia da tutto ciò, dicendo: "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Pa­dre tuo che è nel segreto" (Mt 6,6). Chiudere la porta indica, qui, la necessità di far sì che la pre­ghiera non sia né vista né udita dagli uomini, al­meno nell'intenzione e nella coscienza di te che preghi.

NEL VIDEO ASCOLTERETE UNA DELLE PIU' BELLE PREGHIERE DI SAN FRANCESCO E IL SUO DESIDERIO DEL CIELO E DELLA VITA ETERNA. 


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Il Signore ti dia pace e gioia!

mercoledì 2 marzo 2016

"DIRE" QUALCOSA A DIO.

PREGHIERA DEL CUORE "DIRE" UN QUALCOSA A DIO.
Più volte abbiamo sentito parlare della preghiera del cuore, già la parola "cuore" vorrebbe dire un qualcosa di intimo e di personale, biblicamente ha un profondo significato, la parte più profonda di te stesso; quindi la preghiera del cuore dovrebbe essere un qualcosa di se stesso, ne formule, ne libri, un qualcosa di proprio, ricordiamo però che le preghiere recitate solitamente sono un importante mezzo di meditazione e di contatto con la divinità, perchè parlano di essi, lo stesso segno della croce ci mette in un rapporto trinitario, ma questi sono altri argomenti, quindi la preghiera del cuore consiste nel “dire” qualcosa a Dio, ed e questo qualcosa che a volte ci blocca o perchè non sappiamo cosa, o diciamo parole scontate senza però instaurare un rapporto dialogale. Essa rappresenta un livello ancora più alto di quello della meditazione, mentre la meditazione ci aiuta a meditare le vicende e approfondire la conoscenza delle ricchezze del Signore, invece il "dire" qualcosa ci rende familiari di Dio. Quando la persona giunge a sentire il bisogno di “parlare” a Dio, di aprirgli il cuore con fiducia, di esprimergli l’affetto filiale e la lode senza formule prestabilite, ma con parole che vengono dall’intimo, cioè ciò che veramente sentiamo di dirli senza paura ne timore ma con tutta umiltà a volte piangendo pure, come quelle che siamo soliti dire alle persone che più amiamo, che più ci confidiamo perchè troviamo un punto di appoggio e di consolazione, allora significa che si è giunti alla preghiera del cuore e che si è ben avanti nello sviluppo della carità teologale. Questo tipo di preghiera si manifesta sia in momenti celebrativi comunitari, sia nella preghiera intima e individuale, quelle che a volte insistiamo nel dire troviamoci un minuto per stare con Dio con tutto noi stessi, solo io e Dio, e assume quindi sia il carattere vocale che mentale, certo per arrivare alla preghiera mentale e vocale c'è tutto un cammino, un discernimento, uno svuotamento, un silenzio interiore. Negli incontri di preghiera, quando la comunità si raduna per l’ascolto della Parola o per l’Adorazione, allora la preghiera del cuore si presenta come preghiera spontanea almeno dovrebbe esserlo perchè ci troviamo dinanzi a Dio vera luce di salvezza, perlopiù sotto la forma della lode, iniziare un dialogo con Dio ringraziandolo per i suoi benefici sarebbe una gran cosa, non solo chiedendo e umiliandosi, ma anche ringraziandolo e glorificandolo. Nella preghiera individuale, la preghiera del cuore si ha nella spontanea e filiale consegna della propria vita quotidiana a Dio, sentito come Padre. La conoscenza di Dio come “mio” Padre è essenziale alla preghiera del cuore; senza questo rapporto veramente filiale con Dio non può esserci alcuna preghiera del cuore. Sarebbe inautentica se ci fosse. Io non sto pregando Dio ma me stesso pensando che dialogo con Lui.

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Il Signore ti dia pace e gioia!

MEDITAZIONI

MEDITARE... Alcune semplici riflessioni sulla vita, per ritrovare serenità e armonia se stessi e con gli altri.... Illuminaci con la...